PADOVA - «Vent’anni è un periodo lunghissimo ma ieri come oggi Andrea ci manca tantissimo. Il suo ricordo è sempre vivo anche perché non si cancella la morte di un figlio. C’è la scuola che ci dà soddisfazione e poi abbiamo qui André jr.». A mezzanotte del 10 febbraio 2006 il telefono di casa Pescia, in via Nicolodi all’Arcella, squilla mentre papà Bruno è sul divano a vedere la tv e la moglie Daniela è al cinema con un’amica. Chiamano dal Brasile, è la mamma dell’ex compagna del padovano: in lacrime, in un brasilo-italiano stentato, la donna gli dice che un bandito ha ucciso Andrea. Quella notte torna sempre e tornerà anche questa volta, vent’anni dopo.

Signor Bruno, oggi André jr è un uomo e sarà con voi in questo anniversario...

«È venuto qui quando aveva 5 anni perché il delinquente che ha ucciso Andrea aveva minacciato tutta la famiglia così abbiamo fatto tutte le pratiche burocratiche di grande fretta e lo abbiamo portato qui».

Dal Brasile a Padova...

«Fino a quando lo abbiamo riportato in Italia, André stava a Fortaleza con la nonna materna, Margherida, che è una nonna fantastica: ci ha detto lei di portare André jr a Padova per proteggerlo. Siamo ancora in contatto con lei ed è anche venuta a trovarci. Ora lui studia, si sta laureando e si è padovanizzato. Aveva 4 anni quando tutto è successo e si ricorda molto di quel fatto, poi noi abbiamo cercato di spiegargli le cose con le dovute cautele ma lui sapeva abbastanza, aveva in qualche modo partecipato ai fatti».