Bruxelles – “Il mercato unico rimane il nostro strumento più efficace, non solo per la prosperità, ma anche per l’influenza strategica. Con 450 milioni di persone e un mercato da 18 trilioni di euro, l’Europa ha il potere di definire gli standard globali“. Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea, apre così il suo discorso alla plenaria di oggi (20 maggio) al Parlamento europeo. Celebra i risultati, dunque, ma sottolinea che non bastano. “In un’epoca di rapidi cambiamenti tecnologici, urgenza climatica e competizione geopolitica, preservare il mercato unico così come lo conosciamo non è sufficiente”, osserva. Ma “può rimanere adeguato allo scopo solo se lo modernizziamo, lo completiamo e lo adattiamo alle sfide di oggi”, precisa. In particolare, è necessario “eliminare le barriere che ancora persistono nel mercato interno” e sfruttare il suo intero potenziale, anche attraverso gli accordi con partner in tutto il mondo, perché il mercato unico “deve diventare uno strumento di indipendenza strategica europea“.In primo luogo, la presidente lancia l’appello ai governi a rimuovere le strozzature nazionali. Per raggiungere questo obiettivo, l’Unione europea ha elaborato EU Inc., “un insieme unico di norme applicabile in tutta Europa”. A livello nazionale, però, “dobbiamo contrastare l’eccessiva burocrazia in tutta l’Unione” e “dobbiamo semplificare l’espansione delle attività in tutta Europa”. L’attenzione, poi, deve concentrarsi anche sul digitale. Secondo von der Leyen l’UE è a un buon punto di partenza, ma ora serve “creare un ambiente che stimoli la domanda di soluzioni digitali europee in Europa”. In questo senso, tre anni fa è stato lanciato il Chips Act, che “ha sbloccato oltre 32 miliardi di euro di investimenti nel settore dei semiconduttori in tutta Europa”. E “per rafforzare il ruolo dell’Europa nella catena del valore dei semiconduttori“, la presidente annuncia la presentazione di un Chips Act 2.0 e del ‘Cloud and AI Development Act‘, per sostenere la crescita dell’ecosistema dell’intelligenza artificiale. Questa estate, ha spiegato von der Leyen, sarà aperto il bando per le prime AI gigafactory (grandi centri di calcolo, dotati di migliaia di chip specializzati, progettati per addestrare e far funzionare modelli di intelligenza artificiale su scala industriale).La presidente ricorda anche l’importanza della sostenibilità, che “deve essere integrata nelle regole del mercato”. Gli obiettivi climatici e di economia circolare dell’UE richiedono “un mercato che incentivi l’innovazione pulita ed elimini le barriere al commercio di beni e servizi a basse emissioni di carbonio”, spiega, aggiungendo che “con l’Industrial Accelerator Act stiamo creando mercati di riferimento per prodotti puliti in tutta la nostra Unione”. Ma è sul fronte della tessitura di rapporti commerciali vantaggiosi che la Commissione punta la sua bussola, visti come strumento verso l’indipendenza europea. “Sapete che stiamo lavorando duramente per l’indipendenza dell’Europa e il Mercato Unico deve contribuire a realizzarla. Dall’inizio della pandemia, le nostre aziende hanno dovuto affrontare una lunga serie di interruzioni delle catene di approvvigionamento. Il nostro Mercato Unico può essere d’aiuto. Dobbiamo continuare a sfruttare le economie di scala per concludere nuovi accordi commerciali, ad esempio”, specifica. “Quest’anno abbiamo concluso accordi con India, Australia, Mercosur e Svizzera. E più tardi nella giornata di oggi andrò in Messico dove finalizzeremo il nostro accordo globale modernizzato, e il Messico è un fornitore chiave di materie prime critiche”, annuncia. Ma per von der Leyen e la sua squadra si può “fare di più” perché “il Mercato Unico può anche facilitare il coordinamento degli investimenti strategici e della domanda aggregata”, ad esempio nel settore energetico. Qui, la Commissione punta su RESourceEU, un nuovo Centro per le materie prime critiche, il pacchetto reti e un Piano d’azione per l’elettrificazione in arrivo “tra qualche settimana”.Infine, sul fronte dell’inclusione, von der Leyen annuncia un pacchetto per la mobilità equa del lavoro, che prevede il Passaporto europeo della previdenza sociale, la digitalizzazione del riconoscimento delle qualifiche professionali e il rafforzamento dell’Autorità europea del lavoro, mentre sul piano sociale, la presidente ricorda la prima strategia europea contro la povertà, adottata due settimane fa. Il tutto in vista del futuro Quality Jobs Act. Ma il discorso di von der Leyen non ha pienamente convinto l’aula. Dall’eurodeputata popolare spagnola Dolors Monserrat (PPE) è arrivata una richiesta di concretezza. “Chiediamo alla Commissione che questa non sia un’altra promessa e che vengano rispettati scadenze, obiettivi misurabili, impegni e responsabilità“, ha detto durante il dibattito. “Il mercato unico non è solo una politica economica – ha aggiunto -, ma è uno strumento geopolitico con cui possiamo fermare le minacce di Putin, competere alla pari con la Cina e gli Stati Uniti, moltiplicare le catene di approvvigionamento europee e proteggere il futuro dei nostri giovani creando occupazione di qualità”.Anche la francese liberale, capogruppo di Renews Europe, Valérie Hayer, si è concentrata sulla competitività. “Nell’UE coesistono 27 sistemi normativi diversi – ha detto-, che equivalgono al 110 per cento di dazi doganali interni sui servizi. Ci imponiamo barriere che non accetteremmo mai dai nostri concorrenti. Nel frattempo, negli Stati Uniti, un’impresa opera in un unico quadro normativo. In Cina, lo Stato mette tutto il suo peso sui campioni nazionali. In Europa, invece, perdiamo 500 miliardi di euro di crescita ogni anno. Questo è il prezzo della nostra frammentazione”, ha dettagliato. L’impatto del mercato unico è stato ricordato anche dalla copresidente del gruppo dei Verdi, la tedesca Terry Reintke. Dalla sua creazione nel 1993, “ha aumentato il nostro PIL tra il 12 e il 22 per cento”. La sua forza, ha precisato l’europarlamentare, non è solo economica perché “oggi rappresenta la sicurezza europea, perché dà all’UE la forza di plasmare il proprio futuro”. Dunque, “completare il mercato unico è la risposta alle politiche di sicurezza nell’Unione europea, alla follia americana, all’aggressione russa e alla concorrenza cinese”. Servono, però, dei passi avanti: “Abbiamo bisogno di una vera economia circolare per ridurre la dipendenza dalle materie prime, avanzare verso la neutralità climatica e creare una competitività sostenibile”.La concretezza delle parole di von der Leyen preoccupa anche la capo gruppo dell’Alleanza progressista dei Socialisti e democratici (S&D) Iratxe García Pérez. “A cosa serve il mercato più grande del mondo se milioni di europei non riescono a riempire il frigorifero, a pagare l’affitto o ad accendere il riscaldamento?”, ha chiesto all’inizio del suo intervento. “Il nostro mercato unico non sopravviverà al 21esimo secolo – ha sottolineato – se diventerà una macchina al servizio di pochi mentre crescono povertà, precarietà e paura”. La competitività europea, ha detto, “sarà sostenibile solo se avrà un’anima sociale“. Secondo García Pérez, “l’Europa ha bisogno di una legge sul lavoro di qualità. Per questo, ringrazio la presidente per averla annunciata”. Ma non basta: “Abbiamo bisogno di un vero patto europeo per la cura, perché l’Europa non può avere un’economia forte basata su donne esauste e cure invisibili – ha affermato -. Inoltre, tutti gli Stati membri devono applicare pienamente la direttiva sul salario minimo”. Gál Kinga, vicepresidente dei Patrioti per l’Europa (PfE), ha dipinto un quadro preoccupante dell’economia europea: industria in difficoltà, imprese sotto pressione e famiglie che pagano l’energia “molte volte di più rispetto ai concorrenti globali”. Per la deputata, la colpa è di una transizione verde mal gestita e di una regolamentazione eccessiva. Pur accogliendo favorevolmente la semplificazione, ha avvertito che essa non deve tradursi in una maggiore centralizzazione né in un “rafforzamento del potere della Commissione”. L’attacco alla Commissione è arrivato anche da Patryk Jaki, co-presidente dei Conservatori e riformisti europei (ECR): “Nel 2008 il PIL dell’Unione europea superava il 100 per cento di quello degli Stati Uniti. Oggi siamo al 65 per cento”, ha ricordato il deputato che non ha mancato di puntare il dito contro il sistema di scambio quote di emissioni, l’ETS. “Quando è stato introdotto – ha detto -, il costo era di circa 15 euro per tonnellata. Oggi siamo a 65 euro, il 250 per cento in più. Questo ha causato un aumento di oltre il 100 per cento dell’energia all’ingrosso e di oltre il 200 per cento dell’energia media per le famiglie”.Punti repinti da García Pérez: “L’estrema destra vuole convincerci che la transizione ecologica è il problema, ma la realtà è esattamente l’opposto” perché l’Europa “è povera di combustibili fossili, e ogni euro speso in petrolio e gas finisce per finanziare chi disprezza i valori democratici europei”. Da qui la richiesta di accelerare il Green Deal, investire in energie rinnovabili e industria pulita, e utilizzare il Fondo europeo per la competitività a sostegno dei lavoratori nelle transizioni occupazionali perché “il Made in Europe avrà senso solo se significherà anche lavoro dignitoso in Europa“.