In un mese, Donald Trump è riuscito a completare il suo “tour della vendetta” contro i residui oppositori interni al partito repubblicano. La conclusione in Kentucky è poi clamorosa: con un dato ancora provvisorio, appare già chiaro che il maggior critico interno, il deputato Thomas Massie, fustigatore della Casa Bianca sulla gestione degli Epstein Files e sulla guerra in Iran, è stato sconfitto dall’avversario Ed Gallrein, sostenuto da Donald Trump e da numerosi donatori vicini all’Aipac, la principale lobby statunitense a sostegno di Israele. La sua posizione isolazionista e moralizzatrice rendeva difficile sostenere la sua posizione in uno scenario dove, nonostante le anticipazioni dello scorso anno, alla fine è mancato il sostegno di Elon Musk. Alla fine dunque Massie ha potuto contare solo sui piccoli donatori e sul radicamento nel quarto distretto, dove il rappresentante era già conosciuto da tempo prima come giovane studente prodigio vincitore di numerosi concorsi scientifici e poi come imprenditore tech di successo. In parte questa forte base territoriale si rispecchia nel trionfo nella sola contea di Lewis, dove il deputato vive in una casa indipendente dal punto di vista energetico. Anche il rivale Gallrein, possidente agrario, poteva contare su un minimo di radicamento, ma a pesare, in questa corsa, è stato soprattutto l’endorsement di Donald Trump, ripetuto anche nelle ore precedenti il giorno del voto con un video sul profilo ufficiale del presidente, dove ha definito Massie “il peggior deputato della Storia”. La consueta iperbole trumpiana a cui si sono accodati numerosi esponenti del mondo Maga come l’ex vicedirettore dell’Fbi Dan Bongino che, tornando podcaster, è tornato a essere un fedelissimo di Trump, disposto a distorcere la realtà pur di compiacere il leader. E anche Gallrein ha paragonato il presidente a Gesù, in un imbarazzante sfoggio di ruffianeria politica eccessivo anche nel clima politico odierno. Massie in queste settimane è stato anche il catalizzatore di un gruppo di critici della trasformazione Maga del partito, a cominciare dall’ex deputata un tempo ipertrumpiana Marjorie Taylor Greene e persino da Matt Gaetz, ai tempi dell’amministrazione Biden deputato della Florida e uno dei più fedeli trombettieri del verbo Maga al Congresso. A finire nelle mire vendicative del presidente poi anche la deputata del Colorado Lauren Boebert, che insieme a Massie è stata decisiva nel desecretare un largo numero di file relativi al processo Epstein. Lo stesso Trump in un post sul suo social Truth ha chiesto di candidare qualcuno contro di lei, che ha osato farsi vedere di persona a sostegno di Massie. Nulla invece viene ancora detto sul senatore Rand Paul, che si ricandiderà nel 2028 e come il deputato sconfitto, è un critico delle “guerre permanenti” e soprattutto di quella contro l’Iran.Sempre nel Bluegrass State c’è stata un’altra fine politica importante, quella dell’eredità di Mitch McConnell, per quasi vent’anni capogruppo repubblicano e stretto alleato di Trump nel suo primo mandato divenuto poi suo acceso critico all’indomani dell’insurrezione del 6 gennaio 2021. In carica sin dal 1985, McConnell ha deciso di non ricandidarsi e di sostenere l’ex procuratore generale dello Stato Daniel Cameron, che però è stato comodamente sconfitto dal deputato Andy Barr, a cui è bastato il semplice sostegno del presidente, che ha liquidato quindi senza eccessiva difficoltà anche la pesante eredità politica del “vecchio corvo” che dal 2017 al 2020 lo aveva aiutato in modo decisivo a nominare tre giudici conservatori alla Corte Suprema.In un sol colpo dunque, Trump elimina due dei critici più pesanti, di orientamento diverso: da un lato l’erede politico di chi ha rappresentato nel bene e nel male l’establishment repubblicano attraverso i decenni e che non ha affatto apprezzato il graduale abbandono dell’alleanza con l’Europa e del sostegno militare all’Ucraina, dall’altra un critico coerente dell’impegno militare americano e che incarnava, ormai quasi in solitaria, lo spirito ribelle del Tea Party e del libertarismo isolazionista. Non c’è più posto per nessuna delle due tradizioni politiche repubblicane, soltanto per l’asservimento a Donald Trump. E il risultato delle primarie in Kentucky, certifica quindi che non c’è più posto per nient’altro che per il culto della personalità nei confronti del presidente.
Trump chiude i conti nel Kentucky: sconfitto Massie, tramonta anche l’eredità McConnell
Le primarie repubblicane nel Bluegrass State segnano il trionfo definitivo del controllo trumpiano: fuori il libertario isolazionista Thomas Massie e ridimensionata la corrente legata a Mitch McConnell. Nel partito resta spazio solo per il culto di Trump










