Donald Trump non ha accantonato le sue ambizioni imperiali. A gennaio sembrava che il presidente degli Stati Uniti avesse rinunciato alla volontà di prendersi la Groenlandia, il territorio artico controllato dalla Danimarca. Invece era solo una ritirata strategica. Ora Trump è tornato alla carica.

L’emissario della Casa Bianca per la Groenlandia, il governatore della Louisiana Jeff Landry, è sbarcato in settimana nella capitale Nuuk portando nel suo bagaglio cappellini rossi con la scritta “Make America great again”. Le autorità democraticamente elette del territorio autonomo non erano state avvertite della sua visita, ma hanno comunque accettato di incontrarlo.

L’ambizione statunitense, a questo punto, non riguarda più un’annessione pura e semplice della Groenlandia agli Stati Uniti, ma una messa sotto tutela perpetua del territorio artico. Secondo il New York Times Washington chiede che la presenza militare statunitense non abbia più limiti di tempo, anche se la Groenlandia dovesse diventare indipendente, e vuole il diritto di veto sugli investimenti in questo territorio ricco di minerali. La sovranità danese e groenlandese, inevitabilmente, ne sarebbe ridimensionata.

Il 21 maggio Landry inaugurerà il nuovo consolato statunitense a Nuuk, un edificio di vetro e acciaio talmente grande e moderno che gli abitanti della Groenlandia ipotizzano ironicamente che in futuro possa essere la sede dell’amministrazione statunitense dopo l’annessione. La struttura sostituisce un consolato ben più modesto e sicuramente più adatto a un territorio che ha appena 56mila abitanti.