Una rivista dedicata alla parola che rinasce in una pinacoteca. Difficile immaginare luogo più appropriato per interrogarsi sulla natura del linguaggio, su quel confine sottile tra il gesto che dipinge e la mano che scrive. È con questa consapevolezza che la Pinacoteca Carlo Contini di Oristano apre le porte, venerdì alle 18, alla presentazione del numero 1/2026 della Rivista della Biennale di Venezia, intitolato “Alfabeti / Alphabets”. L’evento è organizzato in collaborazione con la Biblioteca comunale di Oristano e si aprirà con i saluti istituzionali del Sindaco Massimiliano Sanna e dell’Assessore alla Cultura Simone Prevete. Interverranno poi Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale di Venezia, e Debora Rossi, Direttore editoriale della Rivista e Responsabile dell’Archivio Storico, in dialogo con Silvia Loddo, direttrice della Pinacoteca.
«Sono molto felice che il presidente Buttafuoco e la direttrice Rossi abbiano accolto la mia proposta di presentare a Oristano la nuova Rivista della Biennale», racconta Silvia Loddo. «L’archivio della Biennale è stato per me un luogo importante di studio e formazione professionale, che conserva dal 1895 la storia di questa istituzione attraverso documenti, fotografie, film, partiture e opere d’arte». La Rivista della Biennale torna in forma cartacea dopo decenni di assenza, ed è pensata come un laboratorio editoriale aperto, nel quale ogni numero monografico possa mettere in dialogo le discipline che animano la mostra veneziana, dalle arti visive, all’architettura, passando per danza, musica, teatro e cinema, con incursioni nel campo delle scienze, della letteratura e della moda. «“Alfabeti” pone al centro la parola quale dispositivo originario di costruzione del pensiero e dell’esperienza artistica», spiega Debora Rossi. Il numero si apre proprio con una citazione tratta da “Parmenide” di Martin Heidegger, in cui il filosofo identifica nella parola scritta e manuale il fondamento stesso dell’umano, il luogo in cui pensiero e gesto coincidono. La scrittura, in questa prospettiva, non è un mezzo di espressione ma una pratica originaria di costruzione del senso.








