Già nel titolo Do Architecture – la possibilità di coesistenza della realtà reale, scelto dagli architetti cinesi Wang Shu e Lu Wenyu per la XX Mostra Internazionale di Architettura che si svolgerà nel 2027, è dichiarato in modo netto quali saranno i criteri che li guideranno per la prossima Biennale in Laguna. All’insegna del «fare architettura» la coppia fondatrice nel 1997 di Amateur Architecture Studio, ha chiarito ieri alla stampa che in un «mondo troppo folle», le aggressive politiche del marketing e l’esasperato ricorso alla tecnologia, hanno ridotto l’architettura in uno stato di crisi dal quale è impossibile uscire se non adottando una «sperimentazione radicale» che ristabilisca i valori di convivenza, ma soprattutto di realtà.

SI TRATTA NELLA SOSTANZA di ridimensionare teorie e linguaggi simbolici, per convogliare le azioni per salvaguardare le diversità degli habitat e per il raggiungimento del più alto grado di coesione sociale. C’è poi da aggiungere il sostegno all’artigianalità con il recupero della storia e la cura della memoria dei luoghi, come insegna la Carta di Venezia (1964), che Wang Shu ha voluto citare per l’attualità dei valori che contiene.

Nella ripresa del loro breve discorso di presentazione, dopo i ringraziamenti del Presidente Pietrangelo Buttafuoco e un ricordo di Paolo Portoghesi che inaugurò la prima edizione, Wang Shu e Lu Wenyu hanno voluto ribadire ancora, citando il giardino cinese, «la più bella architettura del mondo», le virtù da questo possedute che si oppongono alla guerra e a ogni forma di violenza per i modi, la durata e la partecipazione con il quale si realizza. Un messaggio politico di grande importanza, soprattutto opposto a ciò che si vide all’Arsenale alla precedente mostra: missili balistici quale elogio dei successi dell’innovazione industriale (militare).