VENEZIA - La 20esima Biennale di Architettura sarà la prima edizione trilingue. Oltre alla lingua italiana e quella inglese dall'anno prossimo ci sarà anche quella cinese. La novità è stata svelata oggi, martedì 19 maggio, dal presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e i dai curatori Wang Shu e Lu Wenyu alla presentazione della Mostra Internazionale di architettura a Ca' Giustinian.
La presentazione Le parole chiave della Mostra che si svolgerà dall'8 maggio al 21 novembre 2027 è soprattutto coesistenza: il legame tra territorio e architettura, tra efficienza e artigianato, tra memoria e innovazione. La decisione di aprire ai visitatori di lingua cinese è strettamente legata alle origini dei due curatori, Wang Shu e Lu Wenyu. D'altra parte «questa è la città di Ezra Pound e quindi ha un'affinità, una poesia, un amore e una complicità verso gli ideogrammi», precisano da Ca' Giustinian. E nasce con un legame diretto con la prima Mostra, curata da Paolo Portoghesi 46 anni fa.I temi I temi caratterizzanti sono annunciati fin dal titolo, «Do architecture - La possibilità di coesistenza nella realtà reale». Per i curatori «la filosofia dell'architettura è, prima di tutto, una 'filosofia del fare': una pratica che affronta la realtà reale, in luoghi reali, attraverso costruzioni reali». E la necessità di coesistenza si declina in tante domande a cui l'architettura deve rispondere. C'è la coesistenza, fondamentale, tra architettura stessa e territorio, ma anche, per esempio, quella tra efficienza e processi artigianali, su cui Wang Shu (vincitore nel 2012 del Premio Pritzker) e Lu Wenyu, fondatori nel 1997 dell'Amateur Architecture Studio, basano il proprio approccio architettonico insieme al riuso dei materiali esistenti.La manifestazione arriva in un mondo caratterizzato da una «crescente instabilità", con un'architettura che vive «continue trasformazioni» per lo più «superficiali», frutto «di un'eccessiva concettualizzazione o di una marcata spinta commerciale». Da qui la necessità di «adottare un approccio all'architettura semplice e autentico». Per i curatori «la bellezza nasce dalla diversità", a patto che sia «vera» e non «fine a se stessa». Tra le tante necessità di coesistenza, notano, c'è quella tra memoria e innovazione.La prima Biennale nel 1980 Una citazione quasi letterale del titolo della prima Biennale architettura, quella a tema «La presenza del passato» curata da Paolo Portoghesi nel 1980, che segnò l'avvio della consacrazione del movimento Postmoderno. A rivendicare esplicitamente il filo rosso che collega la Biennale 2027 con la mostra di 46 anni fa sono, in conferenza stampa, i curatori stessi. Wang Shu aggiunge un ricordo personale, l'arrivo nel 1981 in un'università molto conservatrice, ma ricca di riviste internazionali, e quindi la scoperta da un articolo della Biennale architettura svoltasi l'anno prima. A richiamare la mostra del 1980 è anche Buttafuoco, che nel suo intervento ringrazia Portoghesi «per l'intuizione avuta e anche per il segno che ha lasciato», nonché, da musulmano, «per la grande moschea di Roma». Partendo dalla necessità di affrontare il reale, la mostra dell'anno prossimo darà un ruolo di primo piano alla città ospite, Venezia, alla quale non si può permettere che «si trasformi in una delle Città invisibili di Italo Calvino». E quindi «un intervento costruttivo nella città costituirà un ulteriore importante campo d'azione della Mostra, e chiameremo a raccolta forze provenienti da tutto il mondo». D'altronde, qui venne elaborata la Carta di Venezia sulla conservazione del patrimonio architettonico e oggi «la città è chiamata a continuare a svolgere un ruolo attivo nella trasformazione sociale, attraverso forme di innovazione architettonica capaci di coesistere con i principi della conservazione». Compito difficile ma, assicurano i curatori, «sarà proprio l'unicità di Venezia a conferire a questo sforzo un significato profondo non solo per la città, ma per il mondo intero».







