Meno controlli sul commercio di armi, attraverso licenze per l’export più facili da ottenere, e maggiori poteri alla Commissione Ue. Lo sfondo è quello della creazione di un’industria bellica e di una difesa comune europea. Un passaggio che avviene al ritmo della semplificazione burocratica e amministrativa, le parole magiche invocate in primo luogo dalle destre europee e applicate dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen a numerosi ambiti, primo fra tutti quello delle tutele ambientali. Sono i cosiddetti decreti Omnibus, tra i quali c’è anche quello che riguarda le semplificazioni in materia di Difesa. Ma l’idea di rendere europea una prerogativa finora largamente se non esclusivamente nazionale, nasconde nelle sue pieghe delle vere e proprie trappole.
Il punto centrale della riforma che le istituzioni europee stanno finalizzando con il Defence Omnibus è trasformare il mercato della difesa da un insieme di sistemi nazionali di controllo a una filiera industriale unica europea più integrata e fluida. L’elemento controverso riguarda però le licenze per lo spostamento delle componenti di armi e sistemi militari all’interno e all’esterno dell’Ue. Oggi il controllo sull’export di armamenti ricade sotto il controllo dei singoli paesi: ogni stato autorizza caso per caso trasferimenti ed esportazioni degli armamenti. La proposta di semplificazione punta invece a rendere i trasferimenti di armi quasi automatici, riducendo la necessità di autorizzazioni singole e controlli. Ma il rischio è che con le nuove «licenze generali di trasferimento» si perda il tracciamento e quindi la destinazione finale del materiale bellico che l’Europa produce ed esporta.






