Quarantuno milioni di auto sulle strade italiane, età media tredici anni: quasi una su quattro ha più di diciannove anni. Un parco circolante tra i più vecchi d'Europa, che continua ad invecchiare perché le famiglie non possono permettersi di (o non vogliono) cambiare l'auto, che intanto va riparata, revisionata, mantenuta in funzione. Sedici milioni di revisioni l'anno secondo Francesco Circosta, presidente del comparto Meccatronica di CNA, che ha un'officina in Val di Susa. "Di lavoro ne abbiamo tanto", dice. Il problema è che le imprese faticano a trovare chi lo fa.

L'aftermarket automotive - cioè il settore che produce e vende ricambi, che ripara e mantiene le auto - vale 31,2 miliardi di euro di valore aggiunto, occupa circa 407.000 lavoratori e ha una produttività superiore del 3,3% rispetto alla media nazionale. Non è un settore marginale: è l'1,6% dell'intera economia italiana, con una concentrazione nei distretti del Nord - tra Modena, Torino, Bergamo e Vicenza - che ne fa uno dei pilastri del manifatturiero. Eppure, secondo la ricerca "Aftermarket automotive in movimento" realizzata dal Centro Studi Tagliacarne per la Camera di Commercio di Modena, due imprese su tre dichiarano difficoltà a trovare le figure professionali di cui hanno bisogno. Per il 36,8% questo mismatch rischia già di frenare la crescita.