A oltre un anno e mezzo dall’introduzione delle armi per gli agenti della Polizia locale di Ascoli, la comandante Patrizia Celani ha tracciato ieri un primo bilancio dell’esperienza, definendola "un procedimento complesso ma utile a rafforzare il ruolo operativo del corpo sul territorio". "L’armamento ha comportato un importante lavoro amministrativo e organizzativo – ha spiegato Celani – perché dare attuazione all’indirizzo del Consiglio comunale ha richiesto attività strumentali, visite per l’idoneità e un aggiornamento continuo degli operatori attraverso il poligono di tiro". La comandante ha sottolineato soprattutto la risposta positiva del personale. "Gli agenti hanno affrontato questo passaggio con grande collaborazione e senso di responsabilità. Avere un’arma rappresenta un onere e un onore in più e comporta attenzioni ulteriori da parte di ciascun operatore". Celani ha però chiarito che l’armamento non deve essere interpretato come uno strumento offensivo. "Non va visto né come strumento di difesa né tantomeno di offesa, ma come una dotazione che cambia il modo di porsi della Polizia locale nel contesto attuale". Secondo la comandante, il principale effetto riguarda il rapporto operativo con le altre forze di polizia. "Noi svolgiamo servizi congiunti con Polizia di Stato e Carabinieri e avere le stesse dotazioni agevola l’attività di collaborazione e cooperazione, pur mantenendo ciascuno le proprie competenze". Sul possibile cambiamento nel rapporto con i cittadini, Celani preferisce mantenere prudenza. "Non posso dire se cambi il modo di porsi del cittadino verso l’agente. Sicuramente però l’armamento ci consente una maggiore integrazione con le altre forze dell’ordine e rafforza le nostre possibilità operative".