Anche dopo il folle gesto di Salim El Koudri alcuni partiti della maggioranza di governo non hanno perso l’occasione per polemizzare e rilanciare il cavallo di battaglia della sicurezza, ma solo a fini elettoralistici. Salvini ha proposto la revoca del permesso di soggiorno, dimenticando che, a dispetto del nome e dell’origine marocchina, l’autore del grave fatto criminoso è un cittadino italiano.

Quindi, niente di nuovo sotto il sole. Oggi con un’auto che piomba sui passanti, ieri con l’accoltellamento all’interno di una scuola, la litania è sempre la stessa: più repressione, più slogan sulla sicurezza. Mai una domanda vera sul perché, mai che ci si interroghi sui motivi di ciò che accade.

Eppure episodi come quello di Modena non nascono dal nulla. Anche dietro il gesto violento dell’uomo che ha travolto dei passanti con l’auto non c’è soltanto una vicenda individuale. C’è il ritratto di un mondo sociale sempre più frammentato, incapace di riconoscere in tempo il disagio e spesso privo degli strumenti, umani prima ancora che sanitari, per contenerlo. L’uomo aveva studiato, aveva una laurea, un percorso che sulla carta avrebbe dovuto garantire inclusione e stabilità. Ma nelle società contemporanee il titolo di studio non protegge dalla marginalità emotiva e relazionale. Si può essere istruiti e insieme invisibili. Si può vivere in mezzo agli altri senza sentirsi parte di una comunità.