Nella fantascienza, l’orlo esterno è sempre stato il luogo dove nascondere personaggi e storie ormai chiuse, oppure lo spazio remoto da cui pescarne di nuove per continuare a fornire un senso di novità a un universo che ormai ha già detto tanto.
Il rischio è che questo approccio diventi solo l’equivalente di un cappello da mago da cui tirare fuori personaggi, mostri e oggetti da tirare addosso al pubblico.
Vale ancora di più con Star Wars, che nell’orlo esterno ha inscenato buona parte della sua storia e che in The Mandalorian and Grogu pesca a piene mani da questo cappello per lanciare personaggi e pubblico in un nuovo viaggio alla ricerca, come furbescamente impostato dalla fine della terza stagione della serie TV, di ufficiali imperiali impegnati nel progetto di riformare l’Impero.
Il film parte proprio da qui: una spettacolare caccia all’uomo di Pedro Pascal (e l’ormai coraggioso Grogu) a un ufficiale imperiale trincerato su un mondo ghiacciato. È un incipit in realtà interessante, che mostra il film che sarebbe potuto essere The Mandalorian and Grogu: una caccia multiplanetaria, un Kill Bill spaziale dove l’improbabile duo si sarebbe trovato ad affrontare vari gruppi di ex imperiali in ecosistemi e contesti diversi.













