Ci sono oggetti della cultura pop che si riconoscono a colpo d’occhio. Il casco del Mandaloriano è uno di questi. Simbolo dell’universo di Star Wars, questa volta non è rimasto confinato alla galassia immaginata da Lucasfilm: una sua replica è stata davvero lanciata nello spazio.In questo caso, dietro la celebre immagine uscita da una saga fantascientifica non c’è alcuna magia narrativa. C’è una catena industriale molto concreta, fatta di progettazione, test e missioni orbitali reali. Ed è una catena che passa anche dall’Italia, dalla sede di D-Orbit a Fino Mornasco, uno dei centri operativi di una delle realtà più attive del new space europeo.Entrare lì significa muoversi dentro un’infrastruttura che lavora quotidianamente con l’orbita terrestre: satelliti in integrazione, camere di test, sistemi pronti al lancio. In mezzo a tutto questo, però, a catturare l’attenzione non c’erano soltanto componenti ingegneristiche. Tra i moduli spaziali ha trovato spazio anche un oggetto decisamente fuori contesto: il casco mandaloriano.L’iniziativa nasce per celebrare l’arrivo nelle sale italiane di Star Wars: The Mandalorian and Grogu, il nuovo capitolo dell’universo creato da Lucasfilm. Per l’occasione, The Walt Disney Company Italia insieme a D-Orbit ha trasformato quell’icona della saga in un vero payload spaziale, affidandone il lancio a una missione orbitale.Un’operazione che unisce storytelling e tecnologia avanzata, in cui una campagna di marketing diventa anche un esperimento spaziale capace di generare immagini reali dalla bassa orbita terrestre.Il viaggio del casco mandalorianoLa replica del casco non è un semplice oggetto scenografico. È stata realizzata partendo da una scansione 3D dell’originale fornito da Disney e ricavata da un blocco pieno di una lega di alluminio ad alte prestazioni. Una scelta tecnica necessaria: nello spazio, infatti, molti materiali comuni non possono essere utilizzati. Le vernici tradizionali, ad esempio, contengono solventi che nel vuoto possono evaporare a causa delle micro-porosità del materiale, trasformandosi in gas e contaminando altri componenti. Il casco è stato quindi lavorato e completato con componenti elettronici e ottici e integrato nel satellite come un vero payload.Prima di partire per lo spazio ha affrontato lo stesso percorso di qualifica di qualsiasi strumento destinato all’orbita: test di vibrazione per simulare le sollecitazioni del lancio, prove in camera termovuoto per riprodurre le condizioni estreme dello spazio e verifiche funzionali dell’intero sistema.Il casco è stato installato sulla missione Wayfinder, la ventiduesima missione commerciale del veicolo Ion Satellite Carrier di D-Orbit, e lanciato il 30 marzo 2026 dalla Vandenberg Space Force Base in California a bordo di un Falcon 9 di SpaceX nell’ambito della missione Transporter-16.Una volta in orbita eliosincrona a circa 510 chilometri di altitudine, una telecamera sviluppata internamente da D-Orbit ha iniziato a riprendere il casco nello spazio. Il sensore da 12 megapixel è stato calibrato per verificare il corretto inquadramento e la qualità delle immagini.Anche il nome della missione nasconde un piccolo tributo alla saga: “Wayfinder” richiama il celebre motto mandaloriano “This is the Way” ("Questa è la via").Il centro operativo di D-Orbit a Fino Mornasco