Poiché si teme che fugga o addirittura che ripeta atti atroci come quelli che ha commesso sabato pomeriggio in centro a Modena, Salim El Koudri per ora resta nel posto in cui si trova dalle ore successive alla tentata strage per cui è indagato: il carcere. Probabilmente, però, presto potrebbe essere trasferito, in forma provvisoria e in attesa di processo, presso una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Oggi le chiamano Rems, prima si chiamavano ospedali psichiatrici giudiziari. Lo ha chiesto il suo avvocato, Fausto Gianelli, e ha in parte acconsentito la Gip, Donatella Pianezzi, che ieri l’ha incontrato, ha preso atto che non intendeva rispondere alle domande che voleva porgli, ne ha convalidato il fermo e ha disposto, come primo passo, che il direttore del penitenziario tenga sotto controllo le sue «condizioni psichiche» e, se lo ritiene necessario, che «lo trasferisca presso reparti specializzati».

La giudice, tuttavia, ritiene che, quando si è scagliato sulla folla, il trentunenne italo-marocchino fosse in grado di intendere e di volere, che volesse colpire più persone possibile e che non ci siano elementi per pensare che abbia agito in conseguenza delle patologie che pure gli sono state diagnosticate. «Disturbo schizoide della personalità», da referto del centro di salute mentale che aveva frequentato segretamente a partire dal 2022, e poi abbandonato, smettendo le cure. Il magistrato, infatti, ha rilevato la sua lucidità nel prendere di mira e colpire tutte le persone che passeggiavano o transitavano in bici al sole di maggio tra i negozi della via Emilia.