«In considerazione delle attuali incertezze riguardo alla grandezza e alla diffusione geografica» dell'epidemia di malattia Ebola da virus Bundibugyo nella Repubblica democratica del Congo, con casi segnalati anche in Uganda, «della potenziale gravità dell'infezione e della mancanza di terapie o vaccini specifici approvati per il virus Bundibugyo, nel rispetto del principio di massima cautela, si ritiene necessario applicare le misure di vigilanza nei confronti del personale di organizzazioni governative, non governative, e cooperanti, impiegati nel Paese interessato dal focolaio, provenienti da tutti i territori della Repubblica democratica del Congo e dell'Uganda». È quanto dispone una circolare del ministero della Salute per gli operatori sanitari e non, impiegati in attività di cooperazione e supporto sanitario o logistico in ong e altre organizzazioni attive nelle aree colpite dal focolaio e per i cooperanti che erogano servizi di tipo sanitario, assistenziale e logistico, impiegati nelle stesse aree.
Il documento del ministero Nel documento, firmato dal capo del Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie Maria Rosaria Campitiello, vengono allegati un modello di dichiarazione sanitaria, «essenziale per la tracciatura ai fini di sanità pubblica della persona in arrivo», da sottoscrivere a cura del responsabile dell'organizzazione, o del singolo progetto, in caso di personale di Ong o di altre organizzazioni e da inviare al ministero della Salute con almeno 48 ore di anticipo rispetto alla partenza dalla zona affetta. Il modulo «dovrà riportare - in seguito ad autodichiarazione del cooperante - che lo stesso non manifesta sintomi». E viene allegata anche una scheda anamnestica per la registrazione dei dati dello screening primario, da compilare direttamente dalla persona in arrivo e dal medico dell'Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera Usmaf-Sasn territorialmente competente. In caso il cooperante rientrasse in Italia con mezzi che non prevedono ingresso aeroportuale (treni, bus, auto propria) la stessa scheda dovrà essere compilata dal medico dell'Asl di riferimento con le informazioni acquisite al momento dell'attivazione della sorveglianza, si spiega nella circolare. «Tenuto conto dell’attuale situazione epidemiologica, nonché a seguito della valutazione della sostenibilità del processo, viene rivista l’attività di entry screening condotta dal personale Usmaf-Sasn del ministero della salute o da personale incaricato dallo stesso», si comunica nel documento. «Compagnie aeree segnalino casi sospetti a bordo» «Si raccomanda alle compagnie aeree di segnalare tempestivamente agli Uffici Usmaf (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera), tramite le modalità consuete, eventuali situazioni che possono far ipotizzare un sospetto di malattia infettiva a bordo dell'aeromobile». E' un passaggio della circolare del ministero della Salute che attiva misure di sorveglianza sanitaria per il personale (sanitario e non), impiegato in attività di cooperazione/supporto sanitario o logistico in organizzazioni governative, non governative, e cooperanti, che erogano servizi di tipo sanitario, assistenziale e logistico, provenienti dai territori della Repubblica democratica del Congo e dell'Uganda, i due Paesi colpiti dal focolaio di malattia Ebola da virus Bundibugyo. Nel documento firmato in data 18 maggio dal capo del Dipartimento Prevenzione del ministero della Salute Maria Rosaria Campitiello, si ricorda anche «l'obbligo di coordinarsi» con gli uffici Usmaf «per la raccolta e la consegna dei Passenger Locator Form (Plf), onde consentire la tracciabilità dei contatti in caso di necessità sanitaria».La procedura di valutazione Negli ambulatori Usmaf viene pertanto attivata «una procedura di valutazione del soggetto rientrante, nell'ambito della quale il personale sanitario incaricato provvederà alla misurazione della temperatura corporea e al completamento della scheda anamnestica presentata dal soggetto o, in assenza di essa, alla sua compilazione ex novo». In via cautelativa, aggiunge la circolare, «si raccomada di attivare comunque la stessa sorveglianza dei contatti a basso rischio» anche «per gli operatori provenienti da zone a rischio che non abbiano riportato alcun tipo di esposizione nei 21 giorni precedenti, o per i quali non sia possibile stabilire se l’esposizione sia avvenuta o meno». Le indicazioni potranno subire modifiche in base all’evoluzione epidemiologica dell’evento. Gli Usmaf e le altre strutture territorialmente competenti cureranno l'accesso alle informazioni per il personale, sanitario e non, di queste organizzazioni «in partenza verso o di ritorno dalle già citate zone a rischio».










