Bocche cucite, i telefoni per l'intera giornata squillano a vuoto. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani da Modena taglia corto: «Non c'è stato nessun vertice» con Giorgia Meloni e gli altri big del centrodestra, smentendo le agenzie che avevano raccontato di una riunione in tarda mattinata con i due vicepremier e Maurizio Lupi. In realtà i quattro si sono visti, anche se per una ventina di minuti appena, il vertice sforbiciato a causa del bilaterale della premier con il Presidente della Repubblica polacco Karol Nawrochi andato per le lunghe e gli impegni in agenda di Salvini e Tajani, costretti a lasciare Palazzo Chigi a stretto giro.
Troppo poco tempo per sciogliere i tanti nodi sul tavolo, trovare una soluzione al sudoku delle nomine e all'impasse in Vigilanza Rai dopo che Roberto Giachetti, in catene in Aula della Camera e reso ancor più smilzo dall'ennesimo sciopero della fame, ha messo la maggioranza spalle al muro. I quattro si rivedranno a breve, a caccia di soluzioni. Intanto però si aggiornano sulla situazione, sul pressing che la premier sta tentando in Europa per reclamare flessibilità sulle spese energetiche, convincendo Palazzo Berlaymount a estendere la deroga del Patto di stabilità alle spese sostenute per fronteggiare i rincari di benzina e bollette, andando oltre i soli investimenti in difesa.Da Roma si guarda a Parigi, dove è in corso il G7 finanze, cercando di leggere segnali di fumo. La presidente del Consiglio è convinta che l'Europa prima o poi sarà «costretta a svegliarsi», perché la paralisi dello Stretto di Hormuz sembra destinata ad andare avanti ancora a lungo - si respira un diffuso pessimismo a Palazzo Chigi sui tempi della crisi in Medio Oriente - e «prima o poi la situazione diventerà esplosiva per tutti».Si attendono i dati di giovedì, le previsioni di primavera sulla crescita europea, con la premier convinta che basterebbero quei numeri a far suonare l'allarme se solo l'Ue non si trincerasse dietro «un'ideologia» che, a detta di Meloni, finisce per renderla pericolosamente «miope». Soprattutto, rea di imperdonabili ritardi. Intanto il telefono sulla rotta Roma-Bruxelles resta muto, in attesa che la missiva diretta da Meloni a Ursula von der Leyen venga metabolizzata.Ma se sulle prossime mosse europee si attende, in casa non c'è nemmeno un minuto da perdere, con il taglio delle accise in scadenza venerdì e le misure da adottare al più presto per tendere la mano agli autotrasportatori.La priorità ai tir La coperta è corta, ormai talmente striminzita che non si esclude più nulla. Anche il taglio delle accise ormai sembra ballare, perché in tempi di magra bisogna ragionare per priorità e la priorità, ora come ora, è trovare una soluzione per gli autotrasportatori che minacciano la lunga serrata. Lo spauracchio è vederli incrociare le braccia per cinque giorni di fila, con i tir a motori e fari spenti dal 25 al 29 maggio: se così fosse saremmo nel pantano, con gli scaffali vuoti, compresi quelli delle farmacie, le consegne che ritardano e mandano in affanno catene di montaggio già alle prese con il grattacapo dei rincari.Al Mef si fa di conto, a Palazzo Chigi si confida che i soldi, ancora una volta, salteranno fuori dalle pieghe di bilancio.Per allungare di nuovo il taglio delle accise servono circa 300 milioni. Ma gli sforzi, viene spiegato da fonti al lavoro sul dossier, stavolta saranno concentrati soprattutto sulle misure per gli autotrasportatori che la stessa premier incontrerà a Palazzo Chigi venerdì, prima del Cdm chiamato a varare nuovi provvedimenti contro la fiammata dei prezzi dell'energia.L'idea, o meglio l'obiettivo, è mettere sul tavolo misure più incisive per i tir, che potrebbero tradursi sia su un ritocco all'insù del credito d'imposta per l'acquisto di gasolio che su tempi più lunghi dell'intervento concesso dal governo (la leva fiscale attivata finora, in scadenza a fine mese, aveva durata trimestrale, ndr).Si valuta anche una dilazione dei versamenti di Iva e contributi per il comparto, norma che consentirebbe agli addetti ai lavori di tirare un po' il fiato. A costo di sacrificare qualcosa sull'altare del taglio delle accise, la sforbiciata che consente di ridurre i prezzi di benzina e diesel alla pompa.Già l'ultimo provvedimento aveva ridotto il taglio per la verde, le prossime ore saranno decisive per capire come, se e in che misura intervenire. «C'è un problema di cassa», confermano dal Mef, pur assicurando che i lembi della coperta verranno tirati al massimo.







