Ganna padrone del tempo, Afonso Eulalio ancora in maglia rosa. L’azzurro si conferma re nella lotta con il cronometro. Il portoghese, tostissimo, continua a sognare, si tiene il primato (con 0”27 più di Jonas Vingegaard, secondo nella generale) e tiene alto l’onore del suo team, la Bahrain Victorius. Che tappa, la crono di Massa. Nei 42 chilometri che da Viareggio portano a Massa, Filippo (Netcompany Ineos) precede il compagno di squadra Thymen Arensman, migliore tra gli uomini di classifica, a 1'54", e il francese Remi Cavagna (Groupama-FDJ United), a 1'59". Ganna rimette la firma sul Giro d’Italia con una prova di forza. Il campione piemontese della Netcompany Ineos impone la sua legge: potenza, aerodinamica e ritmo costante dal primo all’ultimo metro. La tappa era l’unica cronometro di questa edizione del Giro e presentava un tracciato quasi interamente rettilineo, con due inversioni a U e pochissimo dislivello. Lui, partito da grande favorito, non tradisce le attese. Fin dal primo intermedio fa capire che la giornata sarebbe stata sua, scavando un margine netto sugli avversari. Azione regolare e devastante. Sulla bici, posizione compatta, cadenza e media di 54,9 km/h. Filippo si è portato nettamente al comando provvisorio della cronometro con oltre due minuti su Sjoerd Bax, ed è poi rimasto sul gradino più alto del podio. Dopo giorni trascorsi a lavorare per i compagni, ecco la giornata da protagonista. Il successo rilancia anche il ciclismo italiano in un Giro fin qui segnato dalla battaglia tra gli uomini di classifica. Ganna non corre per la maglia rosa, ma vittorie come questa pesano per il prestigio, per la squadra e per un movimento azzurro che continua a vedere in lui uno dei riferimenti assoluti. Sul traguardo il ct Marco Villa, uno dei suoi mentori: “E’ partito con il morale alto, raggiungere gli avversari galvanizzano Pippo. Il Mondiale di Montreal? Abbiamo già parlato, punterà sul Mondiale dopo il Tour, avrà due mesi per prepararlo, poi tornerà anche in pista”. Jonas Vingegaard ha faticato. L’altro uomo che lotta per la generale Giulio Pellizzari si è difeso dopo il virus che ha piegato la sua squadra, la Red Bull-Bora-Hansgrohe, incluso quindi l’australiano Jai Hindley.