I pavoni superstar di Arenzano: "Ecco come abbiamo imparato a convivere"
Genova – Basta scendere dal treno per sentire immediatamente un verso inconfondibile. In italiano si chiama pàupulo, è un suono acuto e fastidioso, simile a un grido. “Ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine”, sorride un’abitante mentre spinge una carrozzina con una bimba che dorme beatamente nonostante i richiami d’amore degli uccelli. “Sono bellissimi, colorati, fanno compagnia. Ormai sono un simbolo”. Benvenuti ad Arenzano, “colonizzata” dai pavoni dalla fine degli anni Ottanta e ben prima di Punta Marina, la località balneare del ravennate “ostaggio” dei pavoni: qui umani e pennuti convivono quasi felicemente da decenni.
Alcuni pavoni hanno colonizzato il giardino di fronte all’istituto comprensivo: i bambini li controllano dalle finestre della scuola. Una vista impagabile. Si aggirano nel parco, nelle strade intorno alla chiesa dei Santi Nazario e Celso. "Bellissimi per chi arriva - dice l'edicolante di via Sanzio - Un po' meno per noi che viviamo qua. Ma ormai ci abbiamo fatto il callo. C'è da dire che sono educati". Mentre tutti parlano di Punta Marina, la storia dei pavoni arenzanesi comincia molto prima.
Il sindaco Francesco Silvestrini ormai ha anche imparato a imitarne il verso per richiamarli: “Da tempo sono una presenza fissa, ce ne sono 60/70 circa e provengono da un allevamento di Sesti Levante. All’inizio erano pochi esemplari: alcuni maschi e sei femmine, perché il maschio vuole un piccolo harem. Poi si sono moltiplicati: evidentemente qui si sono trovati bene – sorride il primo cittadino – Sono una particolarità, ci siamo affezionati, piacciono a noi, ai bambini, ai turisti: molti arrivano senza saperlo e impazziscono quando trovano un pavone che passeggia davanti alla chiesa”.








