Julianne Moore ha ricevuto al Festival di Cannes il «Women in Motion Award» del gruppo Kering, celebrazione del suo impegno per la presenza femminile sul grande schermo. Un riconoscimento di prestigio che lei accoglie con gioia particolare: «Io adoro venire al Festival di Cannes. Sono una grande appassionata di cinema e soprattutto di storie femminili. Per me questo premio ha un valore speciale». Quest’occasione ha offerto all’Attrice una possibilità in più per sottolineare l’importanza crescente delle donne nell’industria cinematografica. Donne che recitano, certo, e che sanno farsi forti di un conquistato «cameratismo e sostegno reciproco tra le attrici». Al riguardo, il mito personale di Julianne Moore è Meryl Streep. La definisce «il punto di riferimento assoluto». Ma non manca di ricordare la costanza e l’abnegazione di tante donne che ogni giorno partecipano con il loro talento e la loro creatività alla grande macchina dei sogni. Tecniche, autrici e, naturalmente, registe. Grande esploratrice di caratteri femminili, Julianne Moore ama e sa raccontare storie di donne, le più diverse. Attraversando registri e colori. Al momento si sente pronta a misurarsi anche nella commedia, persino nella commedia musicale. Fa scelte avvedute. Con pacatezza, prende saggiamente le distanze dal caos imperante: «Non mi piacciono le isterie» precisa, «non mi piace tutto ciò che alza artificialmente la posta in gioco senza un vero sentimento. Mi disturba, perché è solo rumore. Non so come interpretarlo. E non so nemmeno guardarlo». Non sorprende sentirla parlare così. Perché chi l’ha seguita nella sua carriera sa bene quanto questa sensibile interprete si tenga per sistema lontana dalla superficie e sia capace di scegliere la profondità. Racconti di anime confuse, consumate, incerte, limpide. Da «Still Alice», a «The End of the Affair», da «The Hours» a «Far from Heaven». Sempre credibile come poche, Julianne Moore sa restituire il punto di rottura, la minuscola crepa che si insinua e corrode, la vigilia della frana, l’accumulo della slavina, lo scricchiolio discreto. C’è sempre un sibilo prima di ogni crollo. Bene, lei sa ascoltarlo, catturarlo e renderlo in bisbiglio. In una rarefatta fissità dello sguardo. Le sue prove d’attrice restano nel ricordo anche se confinate a ruoli apparentemente minori. Perché sanno farsi condensato al calor bianco, apparizioni di verità.