“Sono meno interessata alle tragedie. Viviamo in un mondo che sta attraversando un periodo difficile, non sono interessata a recitare in film che prevedono pistole, fucili, esplosioni. Non mi piace quando qualcuno viene ucciso. Non mi piacciono le isterie, e tutto ciò che alza la posta in gioco senza un vero sentimento sotto. Non saprei come interpretarlo e non vorrei nemmeno guardarlo”. È una presa di posizione netta e priva di compromessi quella tracciata da Julianne Moore. Intervistata dal Corriere della Sera al Festival di Cannes, dove ha ricevuto il premio Women in Motion sostenuto da Kering, l’attrice sessantaquattrenne ha ripercorso le tappe della sua carriera e analizzato le dinamiche dell’industria cinematografica odierna.
Gli inizi: dalla medicina al teatro
Apparsa sulla Croisette in tailleur nero e con i caratteristici capelli rossi raccolti, Moore ha ricordato i suoi primi passi nel mondo della recitazione, svelando un piano di riserva lontano dai riflettori: “Ero determinata, ma la mia ambizione non era quella di diventare una star. E la mia carriera non è stata per niente lineare, è piena di up and down. Non immaginavo di fare chissà quale carriera. Quando cominciai il teatro, ignoravo che si potesse vivere di questo mestiere”. L’indirizzo accademico era inizialmente un altro: “Ero destinata agli studi classici, la prof convinse i miei a iscrivermi a una scuola d’arte drammatica. Feci la promessa a mio padre che avrei studiato medicina in parallelo, se le cose fossero andate male. Nel 1985 entrai nel cast di ‘Così gira il mondo’. Una soap opera all’acqua di rose molto popolare. Andai avanti, di progetto in progetto”.










