Che volto ha l’Angelo della morte? Per chi è finito sotto le sue mani nel carcere di Mitiga in Libia, ha il volto della ferocia, della violenza e della brutalità. Per chi lo ha visto per la prima volta alla sbarra della Corte penale internazionale, dove è apparso pubblicamente per la prima udienza preliminare, è un omone in giacca e cravatta dall’espressione vitrea. Così era soprannominato Khaled al Hishri, alto ufficiale delle milizie Radaa, di cui fa parte anche il torturatore Osama Almasri arrestato e poi liberato dalle autorità italiane.

Durante l’udienza avvenuta all’Aia per decidere se mandarlo a processo o meno, l’Angelo della morte è rimasto impassibile mentre i procuratori elencavano i 17 capi d’accusa formulati contro di lui. Una lunga lista infinita di violenze che prefigurano crimini di guerra, crimini contro l’umanità, omicidio, stupro, schiavitù, persecuzione, detenzione arbitraria e tortura. Violenze raccontate da 945 persone che sono state ascoltate come testimoni dalla procura negli ultimi mesi e che ripercorrono un periodo di tempo che va dal 2015 al 2020.

Arrestato il 16 luglio del 2025 dalle autorità tedesche, l’ufficiale libico è stato consegnato in Olanda dalla Germania il 1° dicembre scorso. Un’estradizione che ha permesso di avere nell’aula del tribunale internazionale un primo caso da affrontare dopo che 15 anni fa è stata aperta l’inchiesta per i crimini commessi dopo l’uccisione del Raìs Muhammar Gheddafi, quando il paese è finito nella spirale di violenza della guerra civile.