Per la vittima la fine di un incubo
A metà maggio i carabinieri della stazione di Piove di Sacco hanno eseguito un’ordinanza che dispone il divieto di avvicinamento alla persona offesa, con l’applicazione del braccialetto elettronico, a carico di un uomo residente a Piove di Sacco di 55 anni, ritenuto responsabile del reato di maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie di tre anni più giovane. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del tribunale di Venezia su richiesta della locale Procura della Repubblica che ha diretto le indagini.L'indagineL’attività d’indagine ha permesso di ricostruire un grave quadro indiziario a carico dell’indagato. Secondo l'accusa, che riepiloga fatti commessi tra le province di Padova e Venezia dall’anno 2025 ad oggi, l’uomo, con condotte reiterate e non accettando la scelta della moglie di interrompere la loro relazione sentimentale, l'ha maltrattata con offese, minacce anche di morte e aggressioni fisiche. Tali condotte hanno provocato nella vittima un fondato timore per la propria incolumità, costringendola a mutare le abitudini di vita e a modificare il tragitto abituale per recarsi a lavoro e per ritornare a casa, nel timore di incontrarlo.L'incuboAi primi di ottobre 2025, l’uomo, nella loro abitazione di Piove di Sacco, dopo aver letto sul telefono della donna alcuni messaggi dai quali aveva appreso che lei si era stancata di lui, ha spintonato la vittima, l’ha afferrata per il collo e le ha rivolto minacce di morte. In quella stessa occasione la donna ha lasciato l’abitazione coniugale per trasferirsi presso i genitori a Campagna Lupia in provincia di Venezia. Da ottobre agli ultimi giorni, l’uomo ha inviato ripetutamente alla ex messaggi vocali contenenti offese e gravi minacce, del tipo: «Se potessi ti brucerei», o «Io una persona come te la schiaccerei sotto a un rullo compressore, così che non resti niente». Il successivo aprile, mentre la vittima era a cena con alcune colleghe, l’uomo le inviava messaggi pretendendo una risposta immediata; subito dopo ha iniziato a cercarla nei pressi della casa dei genitori e sul luogo di lavoro, arrivando infine ad inseguire con la propria moto l’autobus su cui lei viaggiava.Gli episodiUna volta scesa dal mezzo, la donna è stata costretta a correre verso la propria auto e a chiudersi all’interno: a quel punto l’aggressore ha iniziato a battere i pugni sulla portiera, insultandola ripetutamente e invitandola a uscire per un confronto, continuando nella condotta violenta anche a seguito dell’intervento della cugina della donna e del compagno di quest’ultima. I primi di maggio, dopo aver ricevuto una missiva dal legale della moglie che gli comunicava la volontà di avviare le pratiche per la separazione, l’uomo si è presentato presso l’abitazione dei genitori della donna, costringendo i familiari a richiedere l’intervento dei carabinieri. In seguito, anche davanti ai militari intervenuti, ha continuato a minacciarla ripetutamente: «Non avrai sempre la scorta, un giorno ti troverò da sola».La misura cautelareL’attività d’indagine, seguita all’intervento dei carabinieri presso l’abitazione della vittima, ha consentito alla Procura della Repubblica di Venezia di richiedere al Giudice per le Indagini Preliminari la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi dalla stessa frequentati. Il provvedimento prescrive all’indagato di mantenere una distanza di almeno mille metri e il divieto di comunicare, con qualsiasi mezzo, con la vittima. All’uomo è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari, in attesa dell’installazione del braccialetto elettronico.L'appello dell'ArmaI vertici del comando provinciale dell'Arma hanno dichiarato: «L’operazione conferma la massima priorità che l’autorità giudiziaria e l’arma dei carabinieri attribuiscono al contrasto della violenza di genere. Il silenzio costituisce il principale fattore di isolamento; la tempestiva denuncia rappresenta, invece, lo strumento più efficace per interrompere la spirale delle violenze. L’invito a che è vittima di violenza fisica, psicologica, sessuale o economica è di non esitare a chiedere aiuto. Le istituzioni sono pronte a intervenire ai primi segnali di allarme. È possibile rivolgersi ai carabinieri tramite il 112 o contattare il numero antiviolenza e stalking 1522, attivo 24 ore su 24».









