Il 93,9% delle imprese lombarde è composto da microrealtà e solo il 30% delle PMI ha manager esterni. Dall’assemblea di Manageritalia Lombardia emerge l'urgenza di colmare questo gap per affrontare la transizione digitale ed ecologica, sfruttando il welfare aziendale e le nuove agevolazioni contrattuali per l'inserimento di figure dirigenziali nelle piccole imprese.

di Redazione Soldionline

A CURA DI LABITALIA Troppe microimprese (93,9%), pochissime grandi (0,2%) e poche piccole (5,1%) o medie (0,8%) e in generale sottomanagerializzate. Questo il quadro in Lombardia, che non si discosta molto da quello nazionale e vede le imprese impreparate ad affrontare sfide complesse come la transizione energetica e digitale e una crisi internazionale che si fa sentire e incide sulla capacità di innovare e competere. In Lombardia ci sono 59.696 dirigenti, di cui circa il 24,8% donne (aumentate del 129,3% negli ultimi 16 anni), e 54.387 imprese sopra i 9 dipendenti: il dato testimonia come ancora la stragrande maggioranza delle Pmi sia priva di manager esterni alla famiglia, presenti solo nel 30% delle Pmi italiane a fronte di circa l’80% di quelle di Germania, Francia e Spagna. Quanto una gestione manageriale sia determinante per competere lo spiegano i dati che vedono le nostre grandi e medie imprese avere una produttività in linea e a volte superiore alla media europea, mentre il livello crolla nelle piccole e microimprese. La crescita e, quindi, la managerializzazione delle Pmi sono alcuni dei temi al centro dell’assemblea di Manageritalia Lombardia in svolgimento all’Hotel Enterprise di Corso Sempione a Milano.