Una parola, nel diritto, può valere quanto una sentenza. Quella parola è «fraudolento». E il giudice della Corte di Giustizia Tributaria di Trapani ha scelto di non usarla.

Non è un tecnicismo. È il cardine attorno al quale ruota l'intera vicenda che da mesi tiene in ostaggio il futuro sportivo di Trapani — calcio e basket insieme — e che ieri ha registrato il suo primo colpo di scena favorevole alla società di Valerio Antonini. La Corte, chiamata a pronunciarsi sul ricorso dell'FC Trapani contro gli atti di recupero dell'Agenzia delle Entrate, ha dimezzato le sanzioni inizialmente contestate ed escluso che dietro l'utilizzo dei crediti in compensazione vi fosse un disegno fraudolento. Il club granata non è vittima perfetta — la sentenza lascia in piedi un profilo di responsabilità legato a controlli interni giudicati insufficienti — ma non è nemmeno quello che l'impostazione più severa aveva fin qui lasciato intendere.

Che cosa ha detto il giudice

Il meccanismo al centro della contestazione è la compensazione tramite modello F24: strumento ordinario, usato quotidianamente da migliaia di aziende italiane, purché i crediti portati in compensazione siano esistenti, certificati e utilizzabili secondo la normativa vigente. Nel caso Trapani, l'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'operazione e, nell'atto di recupero del maggio 2025, aveva sostenuto esplicitamente che la società aveva «agito con dolo» — il che, nella scala delle violazioni tributarie, è il gradino più alto, quello che comporta le sanzioni più pesanti.