Un vero e proprio terremoto nel tessuto economico e imprenditoriale della provincia di Agrigento. Cantieri edili trasformati in trappole sospese nel vuoto, panifici e bar che ignoravano le più basilari norme di sicurezza, negozi sorvegliati da "occhi elettronici" abusivi e, soprattutto, una piaga che non accenna a sanarsi: il lavoro nero. È la fotografia spietata e dettagliata che emerge dall'imponente attività di vigilanza strategica condotta, nelle ultime due settimane, dagli ispettori del Contingente INL (Ispettorato nazionale del lavoro) in servizio ad Agrigento. Una task force che ha setacciato palmo a palmo il capoluogo e diversi centri della provincia, colpendo duro nei settori dell'edilizia, della panificazione, del commercio e dei pubblici esercizi. Il bilancio finale è pesantissimo: attività sequestrate o sospese, sanzioni stratosferiche e una fitta rete di illeciti penali e amministrativi accertati.
Il viaggio nell'illegalità comincia dai ponteggi dell'edilizia, da sempre comparto critico per la vita dei lavoratori. In un cantiere controllato dagli ispettori, su tre soli operai presenti, uno è risultato completamente sconosciuto allo Stato. Ma a spaventare i tecnici dell'INL sono state le condizioni strutturali: mancavano i parapetti protettivi sull'impalcato e il ponteggio presentava un distacco superiore a 20 centimetri dalla parete, esponendo le maestranze a un costante rischio di caduta nel vuoto. Il cantiere è stato immediatamente bloccato con un provvedimento di sospensione dall'attività (costato 2.500 euro), a cui sono seguite pesanti prescrizioni per omessa sorveglianza sanitaria e totale mancanza di formazione dei lavoratori. Il conto finale per il titolare è una mazzata: 6.900 euro di ammende penali e 3.900 euro di maxisanzione per il lavoro sommerso.










