«Fare luce sulle modalità con cui si è svolta la perquisizione, per capire come è morto nostro figlio». C'è un esposto, depositato in procura dalla famiglia dell'ingegnere che si è tolto la vita un'ora dopo il termine della perquisizione e della consegna dell'avviso di garanzia per violenza sessuale. Perquisizione e indagine per molestie sessuali Il fatto è accaduto l'8 maggio. L'ingegnere, di 30 anni, è stato convocato in caserma di mattina. Qui ha saputo di essere stato denunciato dai genitori di una bambina di dieci anni. Gravissima l'accusa: molestie sessuali. La perquisizione si è svolta per tutta la mattina, nella casa in cui l'indagato viveva con i genitori e in una località di villeggiatura. Alla fine della mattinata, alla ricerca di prove, è stato perquisito anche il luogo di lavoro dell'ingegnere, a cui sono stati sequestrati cellulari e pc. Il suicidio dopo la perquisizione e le ultime parole Un'ora dopo la fine dell'attività, l'uomo ha detto ai genitori che avrebbe fatto una passeggiata. Lo hanno trovato morto poco dopo. Si era buttato sotto a un treno. I familiari dell'indagato si sono rivolti all'avvocato Luca Calabrò, che ha depositato un esposto in procura. La finalità è quella di comprendere se la perquisizione si sia svolta in maniera corretta. «Vogliamo capire come mai nostro figlio si è ucciso», quello che chiedono i genitori. Le parole ai genitori prima di uscire di casa «Vado a fare un giro finché posso farlo». Sono le ultime parole, secondo quanto ricorda il padre, dette dal figlio ai genitori, al termine della perquisizione, iniziata alle 8 e finita alle 14 circa. L'ingegnere è uscito di casa, e non è mai più tornato. Prima di salutare madre e padre ha anche aggiunto: «Nel pomeriggio dovrò tornare dai carabinieri in caserma». Non ha spiegato per cosa, forse non lo sapeva nemmeno lui. Il suicidio è avvenuto poco dopo l'ultimo saluto ai genitori. Indagini della procura di Ivrea e precedenti procedimenti La morte del giovane indagato ha colpito anche gli investigatori, coordinati dalla procura di Ivrea. Nessuno aveva notato segnali strani o particolari, durante la perquisizione, da parte del giovane. L'inchiesta a suo carico era iniziata dopo che i genitori della bambina di dieci anni, che sarebbe stata abusata, avevano sporto denuncia in procura. Erano amici di famiglia. Il giovane era già stato indagato alcuni anni fa per avere divulgato, senza il consenso di lei, immagini e video di una ragazza (maggiorenne) che aveva conosciuto online e che aveva problemi psichiatrici. Per questo fatto il procedimento era ancora in corso. Dubbi della difesa sulle modalità della perquisizione Secondo l'avvocato Calabrò, occorre fare luce sulle modalità con cui è stata eseguita la perquisizione perché il difensore non sarebbe stato avvisato, quando era scattata, del fatto che gli investigatori sarebbero andati anche sul luogo di lavoro dell'indagato, e non solo a casa. Inoltre, ci sarebbero perplessità da parte della difesa su quanto accaduto in caserma dalle 8, orario della convocazione, alle 9, orario dopo il quale inizia la perquisizione. La richiesta della famiglia: chiarire la tragedia La finalità dell'esposto, spiegano dalla famiglia, non è accusatoria. «Vogliamo solo capire cosa è successo per fare luce su questa tragedia», dicono i genitori.
Indagato per molestie si uccide dopo la perquisizione. Genitori: “Vogliamo capire cos’è successo”
La famiglia di un ingegnere di 30 anni morto suicida ha presentato un esposto in procura. L’uomo era stato denunciato per presunte molestie sessuali su una bam…






