In uno scantinato nel quartiere Poggiofranco organizzavano dai corsi di musica e cucina alle feste di compleanno per bambini contravvenendo alle norme urbanistiche, ma anche (e soprattutto) a quelle sulla sicurezza. Ed è per questo che il Tribunale di Bari ha intimato all’associazione che aveva il locale-deposito in affitto di cessare immediatamente le attività «abusive»: l’ente non era iscritto all’apposito registro e, soprattutto, in astratto, gli avventori avrebbero potuto correre dei pericoli.
A seguito di un accesso nella struttura da parte della Polizia Locale, sono emerse una serie di modifiche abusive: apertura di un varco sul muro perimetrale per fusione con l’unità immobiliare confinante; diversa distribuzione degli spazi interni (in cartongesso); accesso carrabile al deposito attraverso una saracinesca. Di qui l’intimazione al proprietario, di ripristinare lo stato dei luoghi per riportare il locale alla sua destinazione urbanistica (deposito o magazzino). Il conduttore si è opposto alla chiusura, sostenendo la legittimità delle modifiche e delle attività svolte dall’associazione in un seminterrato.
Di diverso avviso la terza sezione civile del Tribunale di Bari che, in via cautelare, ha accolto il ricorso d’urgenza proposto dal proprietario dell’immobile, assistito dall’avvocato Ettore Gorini, condannando l’affittuaria alle spese. Dagli atti della causa civile, emerge come la conduttrice «ha mutato di fatto la destinazione d’uso del locale seminterrato, catastalmente e contrattualmente destinato ad uso deposito, svolgendovi all’interno, attraverso l’associazione culturale, attività tipiche del settore terziario, con il coinvolgimento dei soci, ma anche di coloro che si associano occasionalmente e/o strumentalmente al solo fine di prendere parte a singoli eventi e/o iniziative», scrive il giudice.











