Contenuto tratto dal numero di maggio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Nella corsa globale all’intelligenza artificiale, anche l’Italia si scopre terreno fertile per una trasformazione che, però, fatica ancora a tradursi in valore concreto. È qui che si inserisce il lavoro di Red Hat, multinazionale americana specializzata nelle soluzioni open source, impegnata a ridefinire il rapporto tra innovazione tecnologica, imprese e sovranità digitale.
Secondo i dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il mercato italiano dell’IA ha raggiunto nel 2024 quota 1,2 miliardi di euro, con una crescita del 58% su base annua. Un’espansione trainata soprattutto dall’IA generativa, che da sola rappresenta il 43% del valore complessivo. Eppure, dietro il fermento, si nasconde una fragilità strutturale: la difficoltà delle aziende nel trasformare gli investimenti in risultati concreti.
“La domanda non è più cosa è tecnicamente possibile, ma cosa produce valore reale per il business”, osserva Fabio Grassini, regional enterprise sales director di Red Hat Italia. Il punto è che questo valore, nella maggior parte dei casi, non si è ancora materializzato: l’86% delle organizzazioni italiane, secondo una ricerca interna, non ha generato benefici tangibili dai propri investimenti in IA. “Esiste ancora una distanza significativa tra ambizione e risultati”.






