Milano, 19 mag. (askanews) – Difficoltà per l’export di vino italiano anche a inizio 2026, con un tendenziale a valore nel primo bimestre, rilevato da Istat, a -13,3% (1,03 miliardi di euro). Sulla performance, secondo un’analisi dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) sugli effetti nel primo anno di dazi americani, pesa in modo decisivo la debacle negli Stati Uniti, primo mercato al mondo per il Belpaese con una quota export (pre-dazi) pari al 24% e un controvalore annuo delle spedizioni vicino ai 2 miliardi di euro. A un anno esatto dall’istituzione delle tariffe aggiuntive (da aprile 2025 a fine marzo 2026) il saldo tendenziale su dati ufficiali segna un gap a valore del 17%, l’equivalente di oltre 340 milioni di euro in meno (con i volumi a -9%, il livello più basso da 10 anni).
Dati su cui pesa anche la decrescita “forzata” del prezzo medio, con le imprese italiane costrette ad alleggerire il peso dei dazi sui consumatori tagliando i listini in media di quasi il 9%. Nel complesso, nei 12 mesi considerati, aprile 2025 marzo 2026, il valore dell’export verso gli Usa ha toccato quota 1,65 miliardi di euro (nel pari periodo precedente il saldo ammontava a 1,99 miliardi di euro) con 1,05 miliardi per i fermi in bottiglia (giù di quasi il 19%) e 588 milioni di euro per gli sparkling (-14%). Secondo l’Osservatorio, filtra però qualche piccola schiarita: nel mese di marzo si è visto, per la prima volta dopo 9 mesi, un leggero aumento dei volumi spediti oltreoceano mentre è attesa, ad aprile, una lieve crescita del valore. Il primo trimestre resta comunque negativo, soprattutto sulla colonna valore (-21%). Inoltre, i dati sui consumi negli Stati Uniti (base SipSource) segnalano a marzo una leggera ripresa del prodotto tricolore, che, se confermata nei mesi successivi, potrebbe preludere a un prossimo aumento degli ordini.






