Per qualche ora, una “Ninfea” di Claude Monet è stata scambiata per il mediocre prodotto di un generatore di immagini. Questa volta, però, ad allucinare non è stata l’Intelligenza artificiale generativa. Siamo stati noi, finiti dentro un esperimento che ha rivelato quanta confusione e pregiudizi condizionino il nostro sguardo sull’IA.
Tutto è nato da un post pubblicato su X dall’utente @SHL0MS. Nell’immagine c’era un dipinto impressionista: una delle Ninfee realizzate dal celebre artista francese Claude Monet. Solo che il quadro veniva presentato in tutt’altro modo: “Ho appena generato un’immagine nello stile di Monet usando l’IA. Descrivete, nel maggior dettaglio possibile, che cosa la rende inferiore a un vero Monet”.
Quando “Realizzato con IA” diventa una gogna estetica
A rendere più credibile l’inganno c’è l’etichetta “Realizzato con IA”, applicata al post come certificazione dell’origine artificiale e algoritmica dell’opera. Gli ingredienti per accendere la discussione c’erano tutti: l’arte, l’Intelligenza artificiale, il conflitto mai davvero risolto tra la sacralità della tradizione e l’irriverenza dell’innovazione. Il tutto amplificato dai social media, dove basta una provocazione per trasformare i dubbi in certezze collettive.







