ANSAcom - In collaborazione con
Saipem
Droni subacquei autonomi capaci di vivere per mesi sul fondale marino, effettuare ispezioni, monitorare infrastrutture energetiche e persino supportare la riparazione di condotte in acque profonde senza l'intervento diretto dell'uomo. È la frontiera della robotica offshore su cui punta Saipem con il programma Hydrone e con il sistema SiRCoS, due tecnologie sviluppate per rendere più sicure, efficienti e sostenibili le operazioni sottomarine. Saipem è capace di integrare progettazione, realizzazione ed operazione delle tecnologie robotiche necessarie alla gestione delle infrastrutture subacquee critiche, dai droni subacquei ai sistemi di riparazione passando per i sistemi di monitoraggio distribuito. Il programma Hydrone si basa su una piattaforma integrata di tre veicoli autonomi complementari: FlatFish, dedicato alle ispezioni a lungo raggio; Hydrone-R, progettato per attività di controllo e piccoli interventi; e Hydrone-W, mezzo completamente elettrico destinato alle attività di costruzione più complesse. I droni, grandi circa come una Fiat 500, sono veicoli alimentati a batteria, in grado di operare fino a 3.000 metri di profondità e capaci di eseguire missioni autonome grazie all'intelligenza artificiale integrata a bordo. Nella versione Hydrone-R possono restare residenti sul fondale per lunghi periodi, fino a 12 mesi consecutivi, connessi a una sorta di docking station collocata sott'acqua che, attraverso un connettore induttivo, consente la ricarica delle batterie e il dialogo con la stazione di controllo in superficie, tipicamente collocata a terra. Quando in operazione, i droni sono in grado di comunicare con la docking station o con reti di sensori "intelligenti" installati sul fondale in modalità wireless attraverso modem ottici e acustici. Rispetto ai tradizionali AUV (Autonomous Underwater Vehicle), droni come Flatifshe Hydrone-R sono in grado di rimanere immobili in acqua e seguire rotte complesse anche verticali lungo la colonna d'acqua. Le missioni svolte dai droni vanno dal controllo dell'integrità di pipeline e strutture offshore (ad esempio attraverso l'ispezionevisiva, l'identificazione di perdite o la verifica della protezione catodica), fino al monitoraggio ambientale, alla tutela della biodiversità marina, alla mappatura dei fondali e alla sicurezza di porti, gasdotti e rigassificatori. L'utilizzo di droni residenti diminuisce quasi completamente la necessità di impiegare navi di supporto, riducendo il rischio operativo e aumentando la sostenibilità ambientale delle operazioni offshore. Saipem vanta inoltre una collaborazione con la Marina Militare Italiana nello sviluppo di soluzioni robotiche a supporto della difesa: dai sistemi per il recupero del personale da sommergibili in difficoltà alle tecnologie per la neutralizzazione in sicurezza di mine marine. Accanto al programma Hydrone, Saipem ha sviluppato anche SiRCoS, sistema "diverless" per la riparazione di pipeline offshore profonde fino a 2.200 metri, interamente controllato da remoto tramite robotica sottomarina. Il sistema consente sia riparazioni di danni localizzati, attraverso l'installazione di clampe, sia la sostituzione completa di tratti di condotta danneggiati. Tale sistema, costantemente mantenuto pronto all'uso per i casi di emergenza, viene reso disponibile tramite uno schema di membership alle compagnie energetiche che vogliono tutelarsi in caso di incedente, garantendosi la capacità di ripristinare il flusso energetico nel più breve tempo possibile.






