In difficoltà sul fronte interno e con un gradimento ormai in perenne discesa, Donald Trump potrebbe avere una sola possibilità di uscire dal pantano: trovare un accordo con l'Iran e riaprire lo Stretto di Hormuz. Il gradimento di Trump è ai minimi storiciSecondo un sondaggio di New York Times e Siena College solo il 37% degli elettori approva l'operato del presidente degli Stati Uniti, il dato più basso del secondo mandato di Trump e inferiore del 3% rispetto alla percentuale registrata a gennaio. Il capo della Casa Bianca sta pagando dazio soprattutto alla guerra in Medio Oriente: il 64% degli statunitensi ritiene che aprire un nuovo fronte di conflitto sia stata una scelta sbagliata, mentre il 69% disapprova le scelte economiche dell'amministrazione Usa. I numeri sono in linea con un altro sondaggio della Cbs secondo cui il 65% degli elettori ritiene che le politiche di Trump stiano peggiorando la situazione economica nel breve periodo, mentre il 37% dei repubblicani rimprovera al presidente l'aumento dei prezzi e del costo della vita. Di recente il tycoon ha ammesso di non pensare alla situazione finanziaria degli americani aggiungendo che l'unica sua preoccupazione è il fatto che l'Iran possa dotarsi di un'arma nucleare. La gaffe non ha giovato alla sua reputazione in patria e rende l'idea del clima che si respira negli Stati Uniti.La benzina costa sempre di più. E Trump ha le armi spuntateIl prezzo della benzina è arrivato a 4,5 dollari a gallone facendo un balzo di oltre il 50% in pochi mesi. Il picco di oltre 5 dollari toccato a giugno 2022 dopo lo shock per l'invasione russa dell'Ucraina non sembra più irraggiungibile. Per contenere i rincari la Casa Bianca sta premendo sul Congresso per tagliare la tassa federale di 18,4 centesimi sulla benzina, ma gli economisti hanno già sentenziato che ridurre l'imposta non porterebbe grandi benefici agli automobilisti. Non solo. Un taglio, seppure temporaneo, rischierebbe di mandare a ramengo le casse dell'Highway Trust Fund, ovvero il fondo federale utilizzato per costruire e riparare le autostrade, i ponti e i trasporti pubblici in tutti gli Stati Uniti. Insomma, la strada è percorribile, ma tagliare le tasse sui carburanti non farà la differenza.Tra le opzioni sul tavolo ce n'è anche una particolarmente drastica tant'è che viene definita "l'opzione nucleare": ovvero limitare (se non vietare del tutto) le esportazioni di greggio verso altri Paesi. La misura ha una sua ratio, almeno all'apparenza: visto che c'è una crisi mondiale, è il ragionamento che fa qualcuno, perché vendere il petrolio all'estero? Secondo la Cnn un ban alle esportazioni avrebbe l'effetto immediato di far crollare i prezzi, ma sarebbe solo un beneficio momentaneo. Le raffinerie americane, sommerse di carburante, smetterebbero ben presto di produrre e le perdite per le compagnie petrolifere del Paese potrebbero essere ingenti. Ma il vero pericolo è rappresentato dal contraccolpo pressoché certo per l'economia globale che rischierebbe di colpire gli stessi Stati Uniti innescando una recessione economica.Secondo Jan Stuart, stratega globale per l'energia presso la banca di investimenti Piper Sandler, di fronte a una situazione di questo tipo "l'amministrazione può fare ben poco". Insomma, le misure allo studio (e quelle già adottate) sembrano piuttosto dei palliativi. Come lo sono i tagli alle accise varati dai governi di altri Stati, inclusa l'Italia. La realtà, sintetizza la Cnn, è che a Trump "rimane un solo strumento per ridurre drasticamente i prezzi del carburante: ottenere la riapertura dello Stretto di Hormuz, in un modo o nell'altro".
Trump ha un'unica strada per abbassare i prezzi della benzina (e risalire nei sondaggi)
E cioè riaprire "riaprire in un modo o nell'altro lo Stretto di Hormuz", osserva la Cnn. Il taglio dell'imposta sui carburanti non avrebbe grandi benefici e un eventuale ban alle esportazioni potrebbe rivelarsi un disastro








