Questo è un articolo del nuovo numero de Linkiesta Etc dedicato al tema delle identità, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.
Foto Archivio storico della Società umanitaria
C’è vita nei nostri cortili. O meglio, la vita è tornata. No, non per merito della nota azienda che dell’immagine da buon tempo andato dei “cortili” ha fatto un brand per consegne a domicilio di frutta e verdura. Insieme alla vita di cortile, infatti, torna anche una funzione antica e al tempo stesso inaspettatamente attuale: quella della portineria, presidio di umanità e di cooperazione condominiale. Laddove per anni si erano imposti silenzi, cancelli chiusi e diffidenza, oggi ricompare un tessuto di relazioni che restituisce senso alla parola “vicinato”.
A favorire il fenomeno sono bandi culturali, associazioni, progetti di design urbano, ma anche iniziative spontanee nate dal basso, così cortili, piazze, marciapiedi tornano a essere crocevia di comunità, spazi condivisi dove le vite si affacciano e si riconoscono. Come a Napoli, dove in piazza Luigi Di Nocera, nel cuore di Secondigliano, un servizio di portierato di comunità offre un servizio gratuito di ricezione pacchi, custodia chiavi, deposito temporaneo di oggetti e gestisce una bacheca di annunci utili al quartiere: le persone si incontrano, gli spazi tornano vivibili, la fiducia diventa un bene collettivo. E gli esempi si moltiplicano: dal portierato sociale di Valpolcevera/Diamante, a Genova, che offre anche un servizio di orientamento abitativo, distribuzione alimentare e consegna di farmaci, fino al servizio di quartiere gestito a Firenze dall’associazione Incontriamoci sull’Arno, con tanto di sportello d’ascolto per le persone in difficoltà.







