Ragip Kolgeci
Quattro ore di requisitoria per chiedere la conferma sostanziale delle condanne inflitte in primo grado. Il processo davanti alla Corte d'Appello di Venezia per l'omicidio di Ragip Kolgeci, il 52enne di origini kosovare ucciso con un colpo alla testa e uno di coltello che gli trapassò l'arteria di una gamba il 12 ottobre 2022 davanti al bar "La Musa" di viale IV Novembre a Treviso si avvia alla fine. Oggi 18 maggio la Procura generale ha chiesto l'egastolo per il 54enne Afrim Manxhuka (difeso dagli avocati Giorgio Pietramala e Luigi Fadalti), compatriota della vittima (da cui partì il fendente mortale che avrebbe reciso l'arteria della vittima), per nipote 35enne Valmir Gashi (difeso dall'avvocato Mauro Serpico), entrambi accusati di omicidio volontario. Manxuka deve rispondere anche del tentato omicidio del figlio di Kolgeci, Kastriot mentre per Valmir Gashi - per il quale è stata chiesta l'assoluzione per minacce - il reato è stato derubricato a lesioni personali. Nei confronti del fratello di Valmir, il 36enne Leonard Gashi e il fratello di Maxhuka, Besim Morina, l'accusa ha richiesto 15 anni ciascuno per concorso morale in omicidio mentre due anni, per il solo possesso di un'arma, nei confronti di Bardyl Gashi (difeso dall'avvocato Paolo Bottoli) e otto mesi per lesioni a Arthur Gjerrgii (difeso dall'avvocato Giorgio Pietramala).Il delitto sarebbe maturato in un contesto permeato, come era stato sostenuto dal pm della prima sentenza, da una mentalità "pre mafiosa" e di una cultura della sopraffazione e sottomissione a cui il gruppo che faceva capo ad Afrim Maxhuka era dedito. Il movente dell'omicidio starebbe nel fatto che Manxhuka "proteggeva" l'uomo che nel 2020 in Kosovo avrebbe costretto una delle figlie di Kolgeci, con cui aveva una relazione sentimentale, ad abortire. La storia dell'interruzione della gravidanza sarebbe venuta all'orecchio del figlio maschio della vittima, Kastiot, che nel dicembre dello stesso anno, approfittando di un periodo di ferie, sarebbe tornato nel paese d'origine e avrebbe affrontato l'ex ragazzo della sorella picchiandolo. Due mesi dopo la vittima dell'aggressione si sarebbe vendicato facendo visita a Ragip Kolgeci, che al tempo lavorava in un bar. Il risultato sarebbe stato un violento litigio in cui il 52enne avrebbe anche sparato un colpo di pistola fortunatamente andato a vuoto. L'ex fidanzato della figlia di Kolgeci avrebbe quindi contatto Afrim Manxhuka promettendogli del denaro se avesse ridotto Kastiot, reo di averlo sottoposto al pestaggio, su una "sedia a rotelle".Malgrado l'intervento di un parente di Kolgeci, che avrebbe tentato di mettere pace fra i due gruppi, la violenza si sarebbe accese tanto da far diventare la vicenda una sorta di "faida" d'onore, probabilmente da ricondurre ad alcuni codici di comportamento in vigore in Kosovo. Afrim Manxhuka e Valmir Gashi avrebbero colpito Ragip Kolgeci con l'intento di uccidere, come peraltro confermerebbero le ferite da coltello riportate dal 51enne ad altezza del torace. Gli altri partecipanti all'aggressione si sarebbero assunti, con svariate gradazioni di responsabilità, il rischio che il 51enne potesse morire avendo tenuto lontano, utilizzando spranghe e altri oggetti contundenti, gli altri che erano insieme ai Kolgeci e che così non hanno potuto soccorrere Ragip.Manxhuka avrebbe appunto sferrato una coltellata che ha centrato la vittima all'altezza della vena femorale mentre Valmir Gashi avrebbe colpito Kolgeci alla testa con un attrezzo da meccanico quando il 52enne era già a terra moribondo. I familiari della vittima (difesi dall'avvocato Fabio Crea) avevano ricevuto in primo grado una provvisionale di 400mila euro.









