MESTRE (VENEZIA) - Nuova udienza del processo per l'omicidio di Giacomo Gobbato che vede imputato il 38enne moldavo Serghei Merjievschii: oggi (martedì 8 luglio) è arrivata la sentenza di primo grado del procedimento che si celebra nella Corte d'Assise del Palazzo di giustizia di Venezia. Merjievschii è stato condannato all'ergastolo, come chiesto dalla pubblico ministero Federica Baccaglini.

Le richieste Richiesto e ottenuto il massimo della pena dunque per Serghei Merjievschii, il 38enne moldavo che il 20 settembre dell'anno scorso, in corso del Popolo, uccise con una coltellata al petto il 26enne mestrino, attivista del centro sociale Rivolta, che con l'amico Sebastiano Bergamaschi era intervenuto in difesa di una donna brutalmente rapinata. Il processo si è svolto davanti alla Corte d'Assise di Venezia, presieduta da Stefano Manduzio. In aula la pm ha ripercorso i tre minuti - dalle 22.57 alle 23 - che sono bastati a Merjievschii per rapinare la prima donna, uccidere Gobbato e ferire Bergamaschi, per poi andare a rapinare una seconda donna. Ha sottolineato la «reazione generosa» dei ragazzi che erano intervenuti dopo aver sentito le urla della prima donna rapinata. Avevano inseguito il rapinatore, lo avevano bloccato a mani nude, scatenando la sua reazione con il coltello. La pm ha citato le conclusioni del medico legale sulla forza di quel colpo che ha trapassato sterno e cuore della vittima. Ha descritto Merjievschii come un «concentrato di aggressività» ma anche di «compostezza», evocandono la possibilità che l'uomo abbia ricevuto un qualche tipo di addestramento militare. Circostanza sempre negata dall'imputato. La condanna di Merjievschii è stata richiesta anche dall'avvocato Federica Bassetto, costituitasi parte civile per i genitori e il fratello di Gobbato: «Sanno che non riceveranno i risarcimenti. Ma si sono costituiti per onorare la memoria di Giacomo». La tesi difensiva Molto diversa la ricostruzione dei fatti offerta dall'avvocato Gabriella Zampieri, difensore dell'imputato, che ha chiesto la riqualificazione del resto da omicidio volontario a preterintenzionale. Ha ricordato che quella sera Merjievschii era sotto l'effetto di droga ed era uscito uscito alla ricerca di soldi per un'altra dose. L'omicidio, per il difensore, è stato solo l'effetto di un «incatenarsi di fatti imprevisti e imprevedibili che sono fuoriusciti da quelli che aveva ideato Merjievschii quando, alla ricerca di droga, è uscito con un coltello».