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Paolo Foschini

«No a chi vuole strumentalizzare il dolore di Modena»: la Capitale italiana del volontariato 2026 reagisce alla politica di chi soffia sul fuoco dopo il dramma di sabato 16 maggio. Lo dicono Chiara Tommasini, presidente dei 49 Centri di servizio volontariato italiani, e Alberto Caldana per il locale Csv Terre Estensi: «Le priorità? Rafforzare coesione sociale, inclusione e sostegno alle fragilità»

C'è la Modena che piange con le famiglie dei feriti, naturalmente. E c'è la Modena, in tutto sovrapponibile e senza alcuna contraddizione con la prima, che è anche Capitale del volontariato 2026. E che non ci sta per niente a vedere strumentalizzato quel dolore: «In una vicenda così dolorosa Modena ha mostrato anche il volto di una comunità capace di reagire insieme. Segno di una rete civica che esiste e che si attiva, fatta di cittadini, associazioni e istituzioni che contribuiscono ogni giorno a costruire legami e fiducia nei territori. Il volontariato è anche questo: una presenza diffusa che rafforza la capacità delle comunità di rispondere in modo collettivo alle difficoltà». Parole di Chiara Tommasini, presidente nazionale di Csvnet il che vuol dire di tutti i 49 Centri di servizio volontariato d'Italia. E a queste si aggiungono, direttamente dall'Emilia, quelle di Alberto Caldana che invece presiede il locale Csv Terre Estensi: «Respingiamo ogni tentativo di strumentalizzare quanto accaduto. La priorità deve essere quella di rafforzare coesione sociale, inclusione e sostegno alle fragilità». Ogni riferimento alle esternazioni del vicepremier leghista Matteo Salvini su «revoche di cittadinanza» e «criminali di seconda generazione» è, evidentemente, tanto implicito quanto per nulla casale.