Redazione
18 maggio 2026 18:59
L'ospedale di Polistena
Come si potrà sostenere l’aumento delle attività chirurgiche negli ospedali di Locri e Polistena nell'attuale situazione di carenza di organico, e in particolare di infermieri e anestesisti? E' la domanda diretta che il comitato spontaneo per la tutela della salute rivolte all'Asp di Reggio CalabriaAl di là degli slogan e della propaganda sull’abbattimento delle liste d’attesa - afferma la presidente Marisa Valensise - la realtà clinico-organizzativa è nota a tutti: la carenza cronica di anestesisti e di personale infermieristico rende già oggi estremamente complessa la normale programmazione delle sedute operatorie e non solo". Esistono serie difficoltà in molti reparti dei due presidi sanitari, ma non solo. Il comitato lancia un allarme anche perché il personale infermieristico è allo stremo con il rischio di commettere errori sul lavoro.“La domanda è inevitabile - continua Valensise - Saranno gli stessi medici e personale paramedico, già sottoposti a turni massacranti e a un elevato carico neuro-cognitivo, a garantire anche l’attività extra oraria, nei weekend e nei festivi?”Marisa ValensiseLa presidente del comitato sottolinea che “quando si parla di abbattimento delle liste non si parla di prestazioni banali, ma di chirurgia, anestesia, gestione peri-operatoria e sicurezza del paziente. La medicina non può essere ridotta a una logica produttivistica”.Eppure l’azienda sanitaria reggina “pur essendo pienamente consapevole della drammatica carenza di organico, ha consentito, seppur legittimamente previsto dalla normativa, una attività extramoenia ai medici riconoscendo non più un rapporto esclusivo con l’azienda”. Una scelta che, secondo il comitato, apre interrogativi enormi sulla reale capacità del sistema pubblico di garantire continuità assistenziale, copertura delle sale operatorie e tutela della sicurezza clinica.I cittadini della Locride e della Piana di Gioia Tauro, dice ancora Valensise chiedono sicurezza chirurgica, équipe lucide, personale riposato, rispetto delle normative sui tempi di recupero psicofisico e condizioni di lavoro compatibili con la complessità dell’atto medico.Continua Marisa Valensise: "Un chirurgo stremato, un anestesista sotto pressione continua e reparti privi di infermieri sufficienti non rappresentano un modello di efficienza sanitaria: rappresentano un sistema portato oltre il limite di sicurezza.Basta propaganda. La salute pubblica non si tutela spremendo sempre gli stessi professionisti fino al collasso operativo".Conclude la presidente del comitato spontaneo a tutela della salute: “Questo non è abbattimento delle liste d’attesa e rischia di diventare uno scempio organizzativo sulle spalle di medici, infermieri e cittadini”.






