Ci sono situazioni familiari in cui i figli svolgono una funzione silenziosa: quella di regolare il clima emotivo degli adulti. Lo si vede quando gli adulti sono sopraffatti, assenti o emotivamente fragili e il bambino, che si accorge delle tensioni, cerca di alleggerirle, evita comportamenti che potrebbero generare attrito. Non si tratta di un compito formale, ma di un adattamento spontaneo, in quanto il bambino percepisce il disequilibrio fra gli adulti e prova a ristabilirlo. In psicologia, questa dinamica è nota come “parentificazione emotiva”, una condizione in cui il figlio assume precocemente responsabilità adulte ed esercita una funzione di contenimento o mediazione delle emozioni dei genitori.
In che modo il bambino assume questo ruolo “adulto”?
“I bambini sono estremamente ricettivi e, per loro natura, si adattano all’ambiente al meglio delle loro possibilità. Quando percepiscono un’instabilità nel contesto in cui crescono, cercano di riportare equilibrio modificando il proprio comportamento attraverso la gentilezza estrema, la preoccupazione per gli altri e tutti quegli atteggiamenti di chi non disturba mai”, risponde la dottoressa Prisca Puoti, psicologa (www.priscapuoti.com). Il bambino, insomma, può diventare particolarmente collaborativo, evitare di esprimere disagio o assumere un atteggiamento rassicurante nei confronti dei genitori. E questo perché il suo organismo registra che il benessere della relazione è una condizione necessaria per la propria sicurezza. Quando i litigi fra genitori sono soventi, in presenza di depressione, momenti di vulnerabilità psicologica, oppure quando le difficoltà economiche aumentano la tensione e riducono le risorse emotive disponibili, il piccolo di casa cerca, come può, di dare una mano e stemperare la tensione.






