Le barriere coralline coprono meno dell'1% dei fondali oceanici, eppure ospitano circa un quarto di tutte le specie marine conosciute. Sono tra gli ecosistemi più fragili e minacciati del pianeta: lo sbiancamento dei coralli, causato dall'innalzamento delle temperature e dall'acidificazione degli oceani, sta procedendo a un ritmo che le previsioni scientifiche definiscono allarmante. Il problema non è solo rilevarlo: è farlo in tempo, con precisione, senza disturbare ulteriormente un ambiente già sotto pressione.

I sistemi di monitoraggio tradizionali spesso falliscono proprio su questo punto. Le eliche dei droni sottomarini convenzionali sono rumorose e invasive, capaci di spaventare la fauna e alterare i comportamenti che si vorrebbero osservare. Serviva un approccio diverso.

Evan Budz aveva 15 anni, era in campeggio, e stava osservando una tartaruga marina muoversi nell'acqua con grazia e silenzio. In quel momento ha capito che la natura offriva già una soluzione perfetta: il nuoto efficiente e a basso impatto di una tartaruga era esattamente ciò che mancava ai robot sottomarini esistenti. Preoccupato per le previsioni sulla scomparsa delle barriere coralline, lo studente ha trasformato quell'intuizione in un progetto concreto che nel 2025 gli è valso il primo premio al Concorso dell'Unione Europea per Giovani Scienziati (EUCYS) e numerosi riconoscimenti alla Canada-Wide Science Fair.