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Jannik Sinner continua a vincere, migliorarsi e battere record. La sua superiorità si può spiegare con numeri e statistiche, si può argomentare con approfondite analisi tecniche, o si può facilmente notare, pur senza essere esperti o appassionati di lunga data, guardandolo giocare. Un altro modo per provare a capire l’eccezionalità di Sinner e la sua quasi invincibilità (quest’anno ha vinto 36 partite su 38 giocate) è guardare cosa dicono di lui gli avversari, quelli che hanno il privilegio e il problema di giocarci contro.
Partiamo da una dichiarazione essenziale, ormai quasi banale.
«Jannik ha la capacità di non avere punti deboli. È pazzesco il modo in cui riesce sempre a giocare al suo meglio. Sembra che tu debba guadagnarti ogni punto, ogni game. Ti fa soffrire dal primo punto della partita fino all’ultima palla. La sua capacità di restare sempre lì mentalmente, punto dopo punto, senza alti e bassi durante il match, lo rende davvero, davvero speciale. Il modo in cui si muove, il modo in cui colpisce la palla, è incredibile. È davvero difficile trovare falle nel suo gioco».
Le parole qui sopra sono di Carlos Alcaraz, il suo più grande rivale degli ultimi anni e probabilmente il principale rivale dei prossimi, che al momento è assente per un infortunio al polso. Sinner ha qualità, intensità e potenza, ma soprattutto è costante in tutte queste qualità, dentro le partite e tra un torneo e l’altro. Nonostante la giovane età di entrambi, su Sinner e Alcaraz già sono stati scritti libri, e altri se ne scriveranno. Ma forse Alcaraz, proprio perché a sua volta eccezionale, non è il più indicato per spiegare davvero l’eccezionalità di Sinner, quel che si prova nel giocarci contro, spesso perdendo.









