L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato che il focolaio di ebola che interessa soprattutto la Repubblica democratica del Congo (Rdc) rappresenta un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale. L’annuncio è arrivato nel fine settimana, dopo che le autorità sanitarie hanno segnalato 246 casi sospetti, 8 confermati e 80 decessi sospetti.Il nuovo focolaio di ebola nella RdcL’ebola provoca focolai da decenni, soprattutto in Africa centrale e occidentale. Quello in corso nella Rdc preoccupa gli esperti di salute pubblica perché è associato al virus Bundibugyo, una variante rara dell’ebola per cui al momento non esistono vaccini né trattamenti approvati. I contagi inoltre non sono più confinati esclusivamente alle aree rurali, dal momento che diversi casi sono stati rilevati anche in zone urbane, aumentando il timore di una diffusione regionale. Al di fuori della Rdc, sono stati confermati due casi in Uganda.La dichiarazione dell’Oms non significa che ci troviamo di fronte a una nuova pandemia simile a quella di Covid-19. Lo status di emergenza internazionale rappresenta però il livello di allerta più alto previsto dal Regolamento sanitario internazionale, che viene adottato quando un focolaio rappresenta un pericolo per diversi paesi e richiede un coordinamento globale urgente.In pratica, la misura punta a mobilitare finanziamenti, personale medico, laboratori e risorse per la sorveglianza epidemiologica, così da contenere il virus prima che si diffonda oltre la Rdc e l’Uganda.Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha chiesto ai paesi di rafforzare i sistemi per individuare e isolare i casi, raccomandando però di non chiudere le frontiere internazionali.Cos’è l’ebolaL’ebola è una grave malattia virale che provoca febbre alta, debolezza estrema, vomito, diarrea e, in molti casi, emorragie interne ed esterne. Si trasmette attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei di persone infette, come sangue, sperma o vomito, oppure attraverso oggetti contaminati.La malattia ha una letalità elevata. A seconda del ceppo e dell’accesso alle cure mediche, può essere fatale per un tasso che va dal 25 al 90 per cento delle persone che la contraggono.Negli ultimi anni sono stati sviluppati vaccini efficaci contro la variante più comune, l'ebolavirus Zaire, ma il ceppo Bundibugyo rappresenta una sfida diversa. È stato identificato per la prima volta in Uganda nel 2007 e da allora era comparso solo in focolai limitati. Il suo tasso di letalità è stimato tra il 25 e il 40 per cento.Un focolaio difficile da contenereGli esperti avvertono che il contesto rende più difficile la risposta sanitaria. Nella provincia congolese dell’Ituri, dove si concentra gran parte del focolaio, la presenza di gruppi ribelli, gli sfollamenti della popolazione e la fragilità del sistema sanitario complicano il tracciamento dei contatti e l’isolamento dei pazienti.A preoccupare è anche il fatto che diversi contagi siano avvenuti all'interno di strutture mediche e abbiano coinvolto operatori sanitari, un fattore che in passato ha contribuito ad accelerare altri focolai di ebola.Il ritardo nell’individuazione del focolaio, inoltre, fa pensare che il numero reale di infezioni possa essere molto più alto di quello registrato ufficialmente. Per l’Oms e i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, è probabile che in diverse regioni sia già in corso una trasmissione comunitaria attiva.“Al momento ci sono ancora molte incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica associata a questo evento”, ha dichiarato il direttore generale dell’Oms. “Inoltre, il legame epidemiologico con i casi noti o sospetti resta in gran parte sconosciuto”.C’è il rischio di una pandemia?Per ora, l’Oms non ritiene che il focolaio abbia le caratteristiche di una pandemia. Tuttavia, il fatto che siano già stati registrati casi in diversi paesi e in città densamente popolate aumenta il rischio di una diffusione internazionale.L’esperienza delle epidemie precedenti mostra che la rapidità nella risposta è fondamentale. Gli studi epidemiologici sui focolai passati in Africa equatoriale hanno dimostrato che misure come il tracciamento dei contatti, l’isolamento precoce e l’educazione delle comunità possono avere un ruolo decisivo nel contenere un’epidemia.Nel frattempo, le squadre mediche internazionali sono già al lavoro nella regione per rafforzare i laboratori, allestire centri di trattamento e potenziare la sorveglianza epidemiologica. L’obiettivo è impedire che il virus provochi una nuova crisi sanitaria come quella che ha colpito l’Africa occidentale tra il 2014 e il 2016, quando l’ebola causò più di 11mila morti.Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.