Della guerra in Iran non si parla quasi più sulle prime pagine dei giornali, ma se andate a vedere quello che scrivono le riviste specializzate troverete che comincia a tirare una certa arietta frizzantina di preoccupazione. Si sta diffondendo l’idea che i veri problemi, dopotutto, non siano il caso Garlasco, il cane di Michele Serra o la famiglia nel bosco. Siamo in grossi guai con la chiusura dello stretto di Hormuz.
Non vi sto a dare troppi dettagli. Vi dico soltanto che ci sono almeno cinque risorse fondamentali che finora passavano indisturbate per lo stretto di Hormuz: petrolio, gas naturale, zolfo, urea (e altri composti azotati), ed elio. Ora non ci passano più, il che vuol dire una riduzione dell’approvvigionamento mondiale che si aggira dal 20% al 40% a seconda della risorsa.
Per quanto riguarda il petrolio, ha fatto particolarmente impressione un rapporto recente di Bloomberg, secondo il quale entro giugno dovremmo arrivare alla condizione di “stress operativo”. Il limite in cui i depositi e gli oleodotti cominciano a trovarsi in difficoltà. Secondo Bloomberg, se non cambia niente, a settembre si arriva al “limite operativo”, ovvero in cui gli oleodotti cessano di funzionare e le raffinerie si fermano. E questo solo per il petrolio senza il quale, bene o male, non funziona più niente.









