Per oltre due anni e mezzo, biologi e zoologi marini di tutto il mondo si sono posti la stessa domanda: “Che diavolo è quella cosa?“. L’oggetto in questione, ribattezzato “sfera dorata”, era stato rinvenuto nell’agosto 2023 dalla spedizione Seascape Alaska 5 della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). A circa 3.250 metri di profondità nel Golfo dell’Alaska, le telecamere di un robot sottomarino telecomandato dalla nave Okeanos Explorer avevano inquadrato un insolito bulbo color oro, liscio e morbido, fermamente ancorato a una roccia e dotato di un foro sulla parte superiore.
Risucchiato in superficie e inviato allo Smithsonian National Museum of Natural History di Washington per essere studiato, l’oggetto aveva generato le ipotesi più disparate: un uovo sconosciuto, una spugna aliena, una colonia di microbi. Ora, uno studio appena pubblicato sul server bioRxiv ha finalmente risolto il mistero: la sfera dorata non è un uovo, ma un residuo organico (una porzione di cuticola) secreto dal disco pedale di un enorme anemone degli abissi, il Relicanthus daphneae. In pratica, è l’impronta adesiva che l’animale utilizza per ancorarsi alla roccia e che abbandona quando decide di spostarsi.








