CANNES – Cate Blanchett otto anni fa era la Presidente di giuria qui al festival di Cannes, giuria che aveva celebrato il cinema di Hirokazu Kore-eda, Un affare di famiglia. E capitanato una marcia tutta al femminile sulla Montée des marches, 82 donne di cinema comprese Kristen Stewart, Léa Seydoux, Ava DuVernay, Agnès Varda, Jasmine Trinca, Alba e Alice Rohrwacher per sostenere il Metoo e chiedere più spazio, dignità e parità salariale.
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Otto anni dopo, l’attrice australiana, candidata otto volte agli Oscar, quarta attrice in assoluto più candidata della storia del premio, all’attivo due statuette, è tornata su quel tema in un incontro con il pubblico. “È triste parlare del MeToo definendolo “un periodo”, è stato soffocato molto rapidamente perché faceva paura. Oggi ci sono molte persone con una certa visibilità che possono parlare in relativa sicurezza e dire: 'Questo è successo anche a me', ma la cosiddetta persona comune che denuncia perché viene messa a tacere? È emerso uno strato sistemico di abusi, non solo in questo settore, ma in tutti i settori, e se non si identifica un problema, non lo si può risolvere - aggiunge -. Sui set cinematografici, che io continuo a frequentare, ci sono sempre 10 donne e 75 uomini. Adoro gli uomini ma entrare in un ambiente di lavoro omogeneo diventa noioso per tutti, e penso che abbia un effetto poi sul lavoro".











