«Adrià, ti sei commosso? No, macché». A'aadriàààno mente sapendo di mentire. Adriano Panatta, mente, inscenando una delle sue facce, quella contrita, mente sorridendo a labbra strette fra la sua gente del tennis, gente che lo saluta gente che l'abbraccia, Massimo di Di Domenico che gli fa firmare tre palle: «Non sembrerebbe, a guardarlo adesso, ma abbiamo giocato insieme». Pressato da microfoni, telecamere e taccuini, è un po' imbarazzato, lui, proprio lui, l'eroe del 1976 che ha premiato un nuovo campione italiano agli Internazionali d'Italia che mancava dai suoi giorni magici. «Sì, mi sono commosso. Per forza. Qua dentro Ma sono un vecchio cinico romano. Quando il pubblico ha applaudito il mio nome come facevo a non commuovermi?».
Jannik sta vivendo con la gente di Roma qualcosa che Adriano ha provato a lungo, moltiplicato dalla sua romanità: «Il pubblico romano aspettava un momento così e sa riconoscere chi entra in campo con rispetto e carattere, e Jannik se l'è preso tutto». Come mai la gente non dimentica 50 anni fa? «Fu emozionante. Il tennis diventò popolare, sono nati tanti circoli di tennis e tanti hanno iniziato a giocare. Abbiamo sdoganato il tennis per tutti. E col presidente Mattarella, che si ricordava del mio successo, abbiamo parlato da persone anziane di quei giorni. Ha un senso dell'ironia molto spiccato». Panatta è sincero: «Finalmente dopo 50 anni abbiamo riportato il trofeo al Foro Italico, sono felicissimo, passo il testimone al numero 1 del mondo, meglio di così non poteva andarmi. Non è solo il primo, lo è di gran lunga, senza discussione, ed è giusto che vinca tanto».Ricorda quei tuoi momenti, Adriano: «Vederlo vincere sul Centrale è stato speciale. Qui ho vissuto un giorno che nel '76 mi ha cambiato la vita». Che bello l'abbraccio sul palco della premiazione: «Sì, è vero, è stato bello. Abbiamo parlato anche dopo. Gli ho detto: "Guarda che vengo a Parigi a fare la premiazione e vorrei proprio darti la seconda coppa". M'ha risposto: "Magari, sarebbe la cosa più bella del mondo". E io: "Stai tranquillo che secondo me ce la fai tranquillamente"». Avrà anche una settimana di riposo: «Io ai miei tempi non l'ho avuta, e quei 5-6 giorni di riposo gli faranno molto bene. La doppietta Roma-Parigi è difficile, ma secondo me ce la fa».Complimenti Jannik s'è sciolto anche davanti al microfono: «Sono tre anni che è in progresso continuo, di tecnica, di fisico, di gestione del match, di comportamento. Del resto migliora in tutto, sempre, anche perché fra premiazioni e conferenze stampa e interviste ormai s'è abituato. E comunque ha un suo personale senso dell'ironia». Da campione a campione: «Jannik è un bravissimo ragazzo, educato, si merita tutto. E' un esempio per tutti, gli faccio le mie congratulazioni. E' un giocatore, ma anche un ragazzo straordinario, è una persona così carina E' un esempio per lo sport in generale su come ci si comporta in campo e fuori».Ruud è la trasposizione nel tempo dei suoi Solomon e Dibbs: «Contro un avversario così solido, ha mostrato maturità, calma e coraggio nei momenti importanti. Ma ero certo che avrebbe vinto la finale, non avevo alcuna ansia».Jannik vince un po' da solo, ultimamente? «Alcaraz torna, a Wimbledon torna, magari non sarà al meglio, ma è ancora uno giovane e non è all'alba, è all'aurora della carriera».







