A Rapallo il raduno regionale delle Confraternite

Rapallo – «Ci ritroviamo insieme, con colori diversi, cappe diverse, Crocefissi grandi e piccoli, proseguendo un’esperienza secolare. Ritrovarci, oggi, aiuta ciascuno a vedere di non essere solo». Andrea Gianelli, priore delle confraternite diocesane e regionali, guarda la distesa di persone presente in piazza delle Nazioni, per la messa presieduta dal vescovo, monsignor Giampio Devasini, che poi si snoda per la processione lungo le vie di Rapallo, in occasione del sessantaseiesimo raduno regionale delle Confraternite. Per regionale, si intende anche il Basso Piemonte. Gli stendardi indicano Pontori (Val Graveglia), Alassio, Vallerugia (zona di Levanto), Corniglia, Pietra Ligure, Pegna (Ceriale): sono più di venti i Crocefissi che sfilano, nel corteo chiuso dalla cassa processionale di Nostra Signora di Montallegro, e quindi ben di più le confraternite che hanno una loro rappresentanza a Rapallo. «In un congiuntura caratterizzata da morte, odio, guerre, guardando i vostri volti si vede il senso di solidarietà e amicizia», dice a confratelli e consorelle il presidente del consiglio comunale, Mentore Campodonico. La sindaca, Elisabetta Ricci, dice che le confraternite «rappresentano una pagina identitaria immensa». «Per noi delle aree interne siete un punto di riferimento essenziale», aggiunge Giovanni Stagnaro, in rappresentanza di Città metropolitana e anche per il consigliere regionale Angelo Vaccarezza «è giusto ripetere, salvaguardare il patrimonio del passato». Le confraternite, in effetti, affondano sino al Medioevo: «Nascono per attività di culto dei defunti, di suffragio, caritatevoli - ricorda Gianelli - Mutano nel tempo ma sopravvivono all’epoca napoleonica, quando molte vengono forzatamente chiuse». Arrivano sino ad un’epoca in cui la fede è uscita dalla moda o comunque non è scontata: «Manteniamo l’impostazione originale, di essere vicini alla Chiesa e alle necessità delle parrocchie - racconta Massimo Cipro, priore della confraternita di Santa Maria - Noi siamo 300, 400 persone, non tutte attive, ma manteniamo il servizio nelle celebrazioni o, per esempio, curiamo il cimitero». E, ovviamente, si partecipa regolarmente alle processioni delle rispettive feste patronali. Allora, si va dal passato al presente e si guarda al futuro, perché, negli ultimi anni, nelle confraternite, sono tornati i giovani, appunto «affascinati soprattutto dal gesto di portare i Cristi nelle processioni», come sottolinea Gianelli. Li si vede, infatti, in piazza, in attesa che cominci la messa. Soprattutto nei gruppi piemontesi. Quello di Pedemonte - Serra Riccò è proprio in buona parte composto da ragazzini, che non si sottraggono anche alla prospettiva di portare la croce, di discreto peso.