«Il messaggio partito da Roma ha un fortissimo impatto simbolico: un milione di giovani cristiani ha scelto di darsi appuntamento per infondere speranza e, al tempo stesso, per chiedere speranza al mondo. Senza ricorrere alla retorica sulla spianata di Tor Vergata c’era il nostro futuro». Rino Fisichella, l’arcivescovo che ha determinato in gran parte il successo del raduno più importante del Giubileo, analizza soddisfatto il maxi evento che si è appena concluso. «Merito anche del metodo di lavoro concertato che tutti assieme abbiamo seguito, tra governo, Comune, Regione, mondo del volontariato, terzo settore. Roma è stata all’altezza della situazione».
Un milione di ragazzi che pregano assieme di questi tempi fa riflettere: potrebbe persino sembrare una prova muscolare da parte della Chiesa a dimostrazione che è ancora viva in Occidente nonostante la secolarizzazione galoppante. È così?
«Non c’è bisogno di mostrare dei muscoli. A Tor Vergataa c’erano solo dei volti, peraltro tutti sorridenti e carichi di entusiasmo, che cantavano, gridavano la loro gioia. C’era un chiasso positivo: all’unisono quei ragazzi e quelle ragazze reclamavano valori fondamentali, l’amicizia, la serietà negli incontri interpersonali. Ci chiedono l’impegno nella costruzione del loro futuro, che si può concretizzare in una famiglia, in una scelta vocazionale od operativa. Sono voci forti che esigono impegno nel campo della solidarietà, della carità, della pace. Che poi sono valori condivisi da tutti».











