Uno la Champions l’ha conquistata aritmeticamente; l’altro, invece, clamorosamente se la sta vedendo sfilare dalle mani dopo 10 risultati utili consecutivi. E il prolungamento di contratto non conta, forse; come non conta nemmeno sapere che l’altro, invece, è ancora legato per un anno alla sua società. Conte e Spalletti: gli incroci del loro passato si sprecano; i nodi sul loro futuro sono (di nuovo) tutti da sciogliere. Soprattutto nei momenti così convulsi di questa fine stagione che apre a scenari tutti nuovi e clamorosi. E lo si può capire dal postpartita.
Qui Spalletti
Prima di tutto, Juventus–Fiorentina. Un 2-0 subìto in casa che è stato una doccia gelata, ghiacciata, per la corsa Champions che ora si complica in modo forse irrimediabile. Soprattutto considerando che, per l’ultima giornata, ci sarà il derby contro il Torino di D’Aversa che si giocherà il tutto per tutto per rimanere sulla panchina dei granata (ma è difficile). Spalletti l’ha detto dopo la gara: “È inutile parlare della mancanza della prima punta o di altre cose. Le valutazioni sui miei giocatori non cambiano. Dovrò parlare con John Elkann e sarà soprattutto un’analisi di me stesso. Devo presentare qualcosa di più di quello che abbiamo presentato oggi”.









