“A Mathare si verificano molte ingiustizie, dall’assenza di acqua potabile e fognature, che spesso vengono realizzate artigianalmente e convogliate nel fiume, passando per la mancanza di un sistema di gestione pubblica dei rifiuti e di assegnazione delle case popolari”. Anthony Mwoki è un attivista dell’Ecological Justice Network di Mathare, uno degli insediamento informali più grandi di Nairobi, in Kenya, dove vivono oltre 500mila persone. Mwoki racconta le difficoltà della vita nei cosiddetti slums mentre è seduto su una panchina di fronte al
Mathare Social Justice Centre. Il centro sociale, dove prendono vita e si sviluppano tutti i programmi di mutualismo della zona, è l’unico edificio in cemento. Si staglia sulle costruzioni in eternit che caratterizzano il panorama di Mathare, e si intravede subito lungo la strada che dal
centro della città porta all’insediamento.
Qui, Mwoki e gli attivisti della rete ecologica si riuniscono e pianificano il da farsi per arginare l’assenza dello Stato. “Abbiamo ripulito l’area lungo il fiume, e piantato nuovi alberi, ma l’acqua è troppo inquinata, servirebbe una bonifica su larga scala”, spiega. “Anni fa le persone andavano a riva a lavare i vestiti, o utilizzavano l’acqua del fiume per bere e






