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Alfio Sciacca

Padre e figlio hanno bloccato l'attentatore a Modena: «Perché l’abbiamo fatto? Ma perché è giusto così»

DAL NOSTRO INVIATOMODENA - «Perché l’abbiamo fatto? Ma perché è giusto così. Non è che ci abbiamo pensato più di tanto. Ho visto quello che scappava col coltello in mano e mi è venuto spontaneo dire a mio figlio: “Corri, prendilo, non lasciarlo andare”». Osama Mohamed Shallaby, egiziano, 56 anni, non ci vede nulla di straordinario nel suo gesto. Lui, suo figlio Mohamed Osama di 20, e un altro ragazzo originario del Bangladesh sono i tre cittadini stranieri che sabato pomeriggio hanno rincorso e immobilizzato Salim El Koudri, in fuga dopo aver tentato una strage con l’auto lanciata a folle velocità. In particolare il sangue freddo di suo figlio è stato decisivo per evitare che il primo che è intervenuto per fermare l’attentatore, Luca Signorelli, venisse colpito da una terza coltellata che avrebbe anche potuto ucciderlo.«Con mio figlio stavamo facendo una passeggiata in centro e ad un tratto è arrivata l’auto a tutta velocità — racconta — . Ho visto le persone volare in aria o falciate sotto i miei occhi. L’auto si è poi schiantata a dieci metri da dove ero con mio figlio, con lui che mi urlava di allontanarmi». Ma in pochi minuti da possibili bersagli padre e figlio si sono trasformati in eroi per caso. «Quando ho visto il ragazzo scappare con in mano il coltello, ho detto a mio figlio: “vai, raggiungilo”. Io gli andavo dietro a rilento: ho subito un’operazione al cuore e non posso fare molti sforzi». Il dopo lo hanno documentato i tanti video che hanno ripreso la scena mentre il figlio e il ragazzo del Bangladesh raggiungono il 31enne e lo bloccano a terra. «Non si vede però quello che è successo prima — racconta Osama —. Lui aveva già dato due coltellate a Luca Signorelli che sanguinava. E stava per dargliene una terza, ma mio figlio ha fatto in tempo a bloccargli la mano facendogli cadere il coltello. Poi lo hanno tenuto fermo a terra fino all’arrivo della polizia».